Privacy Policy
lunedì 16 Settembre 2019

AQMI, al Qaeda
che minaccia l’Italia

Il portavoce di Al Qaeda nel Maghreb Islamico cita il generale Serra, il consigliere militare scelto dall’ONU per la Libia, minaccia resistenza armata contro il futuro governo di unità nazionale e attentati e guerra contro l’Italia, erede degli occupanti fascisti della sventurata avventura coloniale

«L’Italia romana ha occupato Tripoli e se ne pentirà». Romanità fascista e coloniale del secolo scorso, intendeva l’interlocutore. Mentre a prendere il posto del fascistissimo generale Graziani come bersaglio di tutte le colpe italiane passate e future, sarebbe il generale Serra, un alpino scelto dall’Onu come il consigliere militare per la Libia. Parallelo azzardato aiutato forse da una ricerca ossessiva e imprudente e tutta politica di visibilità da parte italiana.

 

 

A lanciare anatema e minacce, lo abbiamo già scritto ieri, l’algerino Abu Ubaydah Yusuf Al Anabi, già inserito nella lista dei terroristi compilata dal Dipartimento di Stato americano e uno dei vertici di Al Qaeda dell’organizzazione jihadista a capo dei media del gruppo, che lancia un avvertimento ai militari italiani, in previsione di un loro maggiore impegno in Libia. Un ‘Benvenuti’ prima ancora di partire che certamente scoraggia certe facilonerie politiche di ieri.

 

l’algerino Abu Ubaydah Yusuf Al Anabi, portavoce di AQMI
l’algerino Abu Ubaydah Yusuf Al Anabi, portavoce di AQMI

 

 

Chi sono quelli di AQMI?

 

Una branca, una filiazione territoriale di Al Qaeda del Maghreb Islamico -AQMI o AQIM- che torna a farsi sentire e a minacciare il nostro paese. La presenza del gruppo nell’intero Maghreb è pluriennale. AQMI, Al Qaeda nel Maghreb Islamico, ha le sue oprigini nella guerra civile algerina dei primi anni Novanta, per poi evolversi in una sorta di ‘internazionale islamista’ che nel tempo genererà altri gruppi di fuoco come Ansar Al Sharia.

 

 

La sua presenza va dal Marocco alla Tunisia, dalla Mauritania al Mali, dalla Libia fino quasi all’Egitto e le sue azioni terroristiche abbracciano tutta la regione del Sahel. Secondo LookOut, ka formazione è emersa all’inizio del 2007, dopo che il ‘Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento’, l’ormai dimenticato GSPC, si è allineato alla rete internazionale di Osama Bin Laden. Un vai e vieni di unificazioni e successive lacerazioni.

 

 

Uno dei suoi più feroci leader, il famigerato signore della guerra Mokhtar Belmokhtar, ha lasciato il gruppo in polemica con la gestione economica delle risorse di AQMI. La formazione islamista è, infatti, una delle più ricche e meglio armate della galassia jihadista africana: il suo potere nell’area è garantito dai proventi che le derivano dai rapimenti di occidentali, dal commercio di droga e dall’ingente traffico di sigarette in tutto il Sahara.

 

 

AQMI si compone di membri provenienti da Mauritania, Marocco, Niger e Senegal, così come all’interno del Mali, dove il gruppo si è reso protagonista della guerra divampata dopo il golpe del 2012 e che ha impegnato sul campo anche le truppe francesi. Guerra che, ad oggi, non può dirsi del tutto conclusa, poiché blitz e imboscate proseguono nonostante la liberazione di città chiave come Bamako e Gao, resa possibile dall’intervento a guida francese.

 

L'emiro Mokhtar Belmokhtar, più volte dato per morto
L’emiro Mokhtar Belmokhtar, più volte dato per morto

 

Il gruppo sarebbe formato oggi da 600 – 800 combattenti, guidati dall’algerino Abdelmalek Droukdel, nome di battaglia Abou Mossab Abdelwadoud, esperto di bombe. Un brutto e pericoloso avversario. Il governo francese sostiene di aver ucciso Droukdel nel 2013 e che, pertanto, il nuovo leader si ritiene sia Djamel Okacha, a sua volta algerino. Ma anche il signore della guerra Mokhtar Belmokhtar è stato più volte ucciso e sempre risorto.

 

Potrebbe piacerti anche