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venerdì 20 Settembre 2019

RemoContro 3°anno. Remare contro per Mohlem e Simone

Due capodanni fa RemoContro era neonato. E Mohlem Barakat, il ragazzo siriano della foto, aveva 17 anni, ucciso a pochi giorni dal nostro Natale durante la battaglia in corso ad Aleppo. Da maggio lavorava come fotografo free lance per la Reuters. Le sue foto sono impressionanti, bellissime, terribili. Lui scattava le foto seguendo il fratello […]

Due capodanni fa RemoContro era neonato. E Mohlem Barakat, il ragazzo siriano della foto, aveva 17 anni, ucciso a pochi giorni dal nostro Natale durante la battaglia in corso ad Aleppo. Da maggio lavorava come fotografo free lance per la Reuters. Le sue foto sono impressionanti, bellissime, terribili. Lui scattava le foto seguendo il fratello combattente dell’Esercito libero siriano, ogni giorno guadagnava 100 dollari per 10 foto, 10 dollari per la foto che alla fine gli è costata la vita. Non aveva né giubbotto antiproiettile né casco. Eppure le sue foto facevano il giro del mondo. Sfruttamento minorile anche per morire, come ho visto accadere si molti fronti.

Poi, agosto dello scorso anno, è morto a Gaza Simone Camilli, un giovane uomo con la telecamera che conoscevo da ragazzo. Anche lui stava cercando di raccontare documentando.

Perché Mohlem ha fatto ciò che ha fatto? O Simone e tanti altri colleghi che ho perso per strada? Gente con cui avevi lavorato e con cui avevi condiviso cose drammatiche e scemenze. E quanti Mohlem in giro per il mondo? E perché lo fanno? Solo per mangiare? O solo per ambizione? Noi di RemoContro crediamo di no, perché nutriamo le stesse ambizioni-illusioni di Mohlem Barakat, ragazzo fotoreporter siriano ucciso nel raccontare una guerra dentro cui lo avevano cacciato gli adulti. Anche per questo insistiamo a proporvi angoli solitamente bui del mondo. Come insisteva a fare Simone Camilli.

Il giornalismo alto praticato da Simone che vorremmo vedere più diffuso attorno a noi. Noi troppo piccoli per incidere realmente. In un mestiere che, oltre ai propri vizi, sta vivendo uno dei passaggi più difficili da quando il narrare ciò che accade divenne mestiere attraverso cui cercare di vivere. Dai ‘Mass media’ alla massa dei media attraverso il web. Rivoluzione in un mestiere che , da qualche secolo a questa parte, si chiama giornalismo.

Simone fb

Giornalisti uccisi, incarcerati, minacciati, sfruttati e sottopagati, sviliti, mortificati. Sono 69 i giornalisti morti a causa del loro lavoro nel 2015. Il 40 per cento sono stati uccisi da miliziani di gruppi jihadisti, come Al Qaeda e Isis. Lo rivela il rapporto annuale della Committee to protect journalists, che ci racconta anche la morte di 25 giornalisti in circostanze ancora da chiarire e la morte di tre ‘operatori dei media’, bella definizione vero? I non ufficialmente ‘giornalisti’ come Mohlem, non ufficialmente fotoreporter. Nel 2014 i giornalisti uccisi erano stati 61. Per Reporters sans frontières, 67 i giornalisti uccisi quest’anno, 7 gli operatori dei mezzi di informazione -i Mohlem-, e 27 ‘citizen journalist’, persone come voi quando ci mandate notizie.

Il paese più pericoloso per i giornalisti resta la Siria, dove nel 2015 ne sono stati uccisi 13. Tuttavia il numero delle vittime è in diminuzione rispetto ai primi anni del conflitto nel paese (nel 2012 erano morti 31 giornalisti, 29 nel 2013 e 17 nel 2014), in parte perché i professionisti dei mezzi di informazione hanno lasciato il paese come migliaia di altri profughi e sempre meno giornalisti stranieri vengono mandati nel paese a coprire il conflitto. L’ultimo giornalista siriano ucciso è stato Naji Jerf, impegnato nella denuncia delle violazioni dei diritti umani del regime di Bashar al Assad e poi del gruppo Stato islamico. Jerf è stato ucciso a Gaziantep, in Turchia, altro Paese frontiera troppo poco raccontato.

Una annotazione conclusiva tutta di casa. Conferenza stampa di fine anno del premier. Enzo Iacopino, Ordine dei giornalisti, interviene chiedendo l’attenzione del presidente del Consiglio sulla ‘condizione di schiavitù e sulle basse retribuzioni a cui molti cronisti sono sottoposti da alcuni editori’. Ma Renzi non raccoglie e anzi, rilancia, con l’idea di abolire l’ordine dei giornalisti. Solo l’ordine, al momento. Renzi non crede esistano cronisti in schiavitù. ‘Superficialità imbarazzante’ replicherà Iacopino. Con un quesito semplice: «4000 euro l’anno, senza limiti di orario e di articoli prodotti, foto e video compresi sono o non sono sfruttamento indegno?».

Qualche spiritosaggine in meno e una risposta sarebbe stata cosa dovuta.

Buon 2016 da tutto il piccolo ma sempre agguerrito RemoContro.

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