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martedì 15 Ottobre 2019

Spagna dopo elezioni
Podemos o non podemos?

Spagna senza governo, appello del re al dialogo. Fallito il tentativo di governo dei popolari di Rajoy, ostacoli all’alleanza socialisti-Podemos. Gli ex indignados chiedono il referendum in Catalogna. Primo contatto Sanchez-Iglesias, ma nel Psoe cresce la fronda interna anti-accordo

Se puede? Una settimana dalle elezioni e in Spagna nessuno sa chi governerà. Situazione molto italiana ma molto difficile per loro, abituati ad una sorta di bipartitismo perfetto tra popolari e socialisti. La politica cerca di trovare uno sbocco al rischio di paralisi ma sembra appesantita dalle feste natalizie. I socialisti, dopo aver rifiutato nettamente ogni ipotesi di accordo con la destra, ora studiano le possibilità di un patto con Podemos. Ma non ‘è detto. La vigilia di Natale il primo contatto tra il segretario del Psoe Sanchez e Iglesias, ma non è giunta alcuna lieta novella. Molto simile al tentativo di Bersani con i cinque stelle nel 2013, per chi ha ancora memoria.

 

Fotomontaggio elettorale dello scontro tra Podemos e il partito socialista
Fotomontaggio elettorale dello scontro tra Podemos e il partito socialista

 

Cataluña. Due le difficoltà principali: il partito degli ex ‘indignados’ mette come condizione per un accordo il referendum per l’indipendenza in Catalogna, proposta inaccettabile per i socialisti. Da parte socialista, l’opposizione interna di una parte dei dirigenti Psoe -vedi Renzi oppositore di Bersani- che stanno cominciando a far la guerra al proprio segretario. Leader dell’opposizione interna è Susana Diaz, presidente dell’Andalusia. L’alternativa a un accordo (a destra o a sinistra), sono nuove elezioni da convocare in primavera, e questo per la Spagna sarebbe la prima volta. Preoccupazioni e timori per giunta con risultati assolutamente imprevedibili.

 

 

Ci prova il Re. Discorso natalizio di Felipe VI dal Palazzo Reale di Madrid: «il nostro cammino è, in modo irrinunciabile, la comprensione reciproca». Invito al dialogo. Nelle reazioni politiche, consensi dai partiti tradizionali, popolari, socialisti e Ciudadanos, cittadini, e qualche critica da Podemos: «Il Re non ha parlato di disoccupazione e di corruzione». Con oltre cinque milioni di voti, il 20%, Podemos rivendica a buon diritto di essere la vincitrice morale delle elezioni. Fondata meno di due anni fa in vista delle elezioni europee, ha quadruplicato i voti collocandosi a ridosso del Partito Socialista. Successo che deve dimostrare di saper amministrare.

 

 

Rischio oltranzismo. La Spagna con queste elezioni ha decretato la fine del bipartitismo. Era uno degli obiettivi dichiarati di Podemos. Ma il nuovo Parlamento si presenta troppo frastagliato. Con Podemos, entrano anche Ciudadanos, una specie di suo alter ego di centrodestra, e una sfilza di sigle, per dell’oltranzismo. Rischio rincorsa verso una Lega alla Salvini, per intenderci. L’elettore di sinistra vuole sopratutto vedere i popolari di Rajoy all’opposizione. Salvo regalo dei socialisti a Podemos, cedendo alle spinte per una ‘Große Koalition’ coi popolari di Rajoy. Il suicidio politico dei socialisti greci del Pasok che ha creato le premesse per Tsipras.

 

'Se puede', gridano i militanti.
‘Se puede’, gridano i militanti.

 

Podemos o non podemos. Provenendo dalla sinistra radicale, il partito di Iglesias ha presentato un programma socialdemocratico. Assieme, la proposta di una serie di riforme costituzionali, a cavalcare la voglia di cambiare comunque. Podemos ha quindi giocato proposte decisamente audaci, vedi il carattere plurinazionale della Spagna. Ecco il referendum catalano che al momento blocca qualsiasi accordo di governo.. Nella ricerca di similitudini e differenze con la realtà italiana, la spaccatura coltivata da Podemos tra le élite politico-economiche e la gente comune. Più e meglio dei nostri M5S. Possibilità e tentazioni e rischio di un ritorno alle urne.

 

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