domenica 26 maggio 2019

C’ ERA UNA VOLTA
Natale 1914 Grande Guerra
la tregua che fu rivoluzione

101 anni fa sul fronte occidentale. Soldati di eserciti nemici escono dalle trincee, si salutano, si stringono la mano e si scambiano gli auguri di Natale. Tregua spontanea. Militarismo a spinta e pacifismo di paura. Oriente: nel 1917 fraternizzano russi e austro-tedeschi. Lì fu rivoluzione

101 anni fa. Dal mare del Nord al confine svizzero corre una linea ininterrotta di trincee e reticolati e la guerra ristagna. L’illusione di un conflitto breve sta svanendo in maniera definitiva, mancano le munizioni e gli stati maggiori europei si confrontano con lo stesso problema: rifornire milioni di uomini in una situazione mai vista prima e nemmeno immaginata. In questo clima accade un fatto imprevisto, non desiderato né auspicabile: soldati di eserciti nemici escono dalle rispettive trincee, si salutano, si stringono la mano e si scambiano gli auguri di Natale. Poche ore di tregua spontanea – in qualche zona un paio di giorni – fanno tacere le armi da ambo le parti. La reazione degli alti comandi è ovviamente furibonda; la cosa più semplice è trasferire immediatamente da una parta all’altra del fronte reparti interi, ma non mancano punizioni. Peggio ancora è contenere la diffusione della notizia, perché si teme che il fenomeno diventi incontrollabile.

 

tregua di Natale tedeschi fb

 

Questa fu la ‘tregua di Natale’ di cui si parlò spesso in toni leggendari al punto da far pensare che si trattasse di un’invenzione, ma che recentemente – anche grazie ad un film divenuto molto popolare – è tornata ad essere raccontata e descritta nei particolari, ma soprattutto ad essere un episodio vero, non un mito o una favola rassicurante. In pratica gli stessi uomini che nell’agosto precedente avevano salutato con entusiasmo la guerra, quelli che avevano attraversato le città marciando incolonnati al suono delle fanfare – spesso ancora vestiti in abiti borghesi –, nella grande incertezza di una guerra che si cominciava a non capire più, si scambiarono gli auguri, improvvisarono una partita di calcio o barattarono tra loro sigarette, cibo e un po’ di alcol. In pochi mesi insomma dall’euforia patriottica si era passati alla ‘fraternizzazione’, sia pure in un momento particolare come il Natale.

 

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Di fronte ad avvenimenti come questo per impedirne la diffusione fu fatto ricorso a due strumenti fondamentali: la disciplina e la propaganda bellica. Il primo era consueto, anzi del tutto normale nel corso di una guerra, mentre il secondo non lo era. Per impedire che si potessero anche intravedere le caratteristiche di un uomo comune nel nemico della trincea di fronte, la propaganda cominciò a martellare per disumanizzarlo e non è affatto casuale che la Grande Guerra fu la prima a farne uso massiccio e sistematico. Gli annegati del «Lusitania», un piroscafo passeggeri neutrale affondato da un sommergibile tedesco, cominciarono ad essere raffigurati nelle cartoline reclamanti vendetta a braccia tese. Edith Cavell, un’infermiera inglese fucilata dai tedeschi per aver favorito la fuga di numerosi prigionieri, oltre ad essere raffigurata in centinaia di migliaia di cartoline, divenne protagonista di racconti e di un film.

 

tregua natale calcio fb

 

Dall’altra parte si rispose in maniera più o meno analoga rimarcando ed esaltando invece le caratteristiche tradizionali dei popoli di lingua tedesca: lealtà, coraggio, onestà, laboriosità e disciplina alla fine della guerra erano diventate caratteristiche quasi ‘razziali’, per cui vent’anni dopo la propaganda di un’altra guerra trovò un terreno fertile. Se dunque le fraternizzazioni sul fronte occidentale costituirono un fenomeno alla fine arginato, altrettanto non si può dire sul fronte orientale: falliti gli ultimi tentativi russi di continuare la guerra, nel 1917 esplose la fraternizzazione tra russi ed austro-tedeschi. Una strana fraternizzazione però, perché incoraggiata dai rivoluzionari, quanto sfruttata e osservata attentamente dall’altra parte. Poche settimane di propaganda rivoluzionaria non furono però responsabili della sconfitta russa che era già maturata prima.

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