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domenica 15 Settembre 2019

Grazia di Natale alla Cia per il sequestro Abu Omar

Il presidente Mattarella grazia Seldon Lady, l’ex responsabile Cia condannato per il caso Abu Omar. Grazia concessa anche all’agente Betnie Medero. Erano stati prosciolti gli ex vertici del Sismi, Nicolò Pollari e Marco Mancini, e altri. Sulla vicenda Abu Omar ancora Segreto di Stato

La formula è decisamente rituale, una ‘controsentenza’ della massima magistratura della Repubblica che mostra il suo volto più benevolo, ma lo vuole spiegare anche rispetto alla legge che invece va a correggere. Ed ecco come la mai chiarita vicenda del sequestro del sospetto terrorista di Al Qaeda Abu Omar a Milano da parte della Cia con l’aiuto dei nostri servizi segreti viene raccontata nello stesso atto di grazia.

Abu Omar, oggi libero in Egitto
Abu Omar, oggi libero in Egitto

Grazia a Robert Seldon Lady e a Betnie Medero condannati, “in concorso tra loro e con altre ventiquattro persone, per il reato di sequestro di persona, avvenuto a Milano nel febbraio del 2003. Nessuno dei due si trova attualmente in Italia. Sheldon Lady aveva chiesto la grazia al Presidente Napolitano, come rivelato in un’intervista esclusiva a La Stampa nel settembre 2013”.

Il Capo dello Stato -informa la nota del Quirinale- ha considerato la circostanza che gli Stati Uniti hanno, sin dalla prima elezione del Presidente Obama, interrotto la pratica delle ‘extraordinary renditions’, giudicata dall’Italia e dalla Unione Europea non compatibile con i principi fondamentali di uno Stato di diritto. Basta sequestri illegali di presunti terroristi. Per la Medero, ruolo minore.

 

I PROTAGONISTI

Robert Seldon Lady è stato considerato dai magistrati il capo di quella «extraordinary redintions». Rimasto latitante per anni, fu arrestato a Panama su mandato di cattura internazionale il 18 luglio 2013 ma subito imbarcato su un volo per gli Stati Uniti. «A quel rapimento parteciparono molte più persone delle 23 condannate – si difende – e i ruoli erano diversi da quelli emersi nei processi. Molti agenti coinvolti erano venuti dall’estero, e nessuno li ha mai identificati. Io non mi sono potuto difendere, perché per legge non potevo chiamare testimoni e dire quanto sapevo».

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Rivelazioni difensive: «Io stavo conducendo un’inchiesta su Abu Omar con la Digos, e se ci avessero lasciato finire, nel giro di tre mesi lo avremmo arrestato legalmente. Avevamo le prove che voleva, come dicevano nella sua moschea, “portare la violenza nelle strade d’Europa”». Invece si scelse la via dell’illegalità e scattò il rapimento.

L’imbroglione Castelli. «A ordinare la rendition fu Jeffrey Castelli, capo della Cia a Roma, con l’approvazione di Condoleezza Rice e il direttore della Cia Tenet. Imbrogliò anche Washington, dicendo che gli italiani avevano dato un tacito assenso. Nessuno si preoccupò di verificare con Pollari, Berlusconi o Letta. Quindi imbrogliò anche noi, assicurandoci che l’operazione era legale».

Sull’operazione Abu Omar, il governo Prodi prima, i governi Berlusconi e Monti poi, hanno mantenuto il segreto di Stato.

 

L’ALTRA CIA

L’ex agente Cia De Sousa. «Mi sono dimessa dalla Cia, adesso posso parlare sulla “rendition” di Abu Omar», dice Sabrina De Sousa a Maurizio Molinari in una sua intervista per la Stampa. «Nel 2002 , mentre ero a Milano come diplomatica, partecipai come interprete a una missione Cia-Sismi per indagare su Abu Omar. Fu il mio unico coinvolgimento. Ma tanto è bastato per farmi includere negli americani coperti da immunità che sono stati condannati dalla Cassazione».

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Perché il rapimento di Abu Omar a Milano? «Fu Jeff Castelli, capostazione a Roma, a proporlo. Cercava promozioni all’interno della Cia. Su Abu Omar non c’erano mandati di cattura, neanche in Egitto. La Digos lo teneva sotto controllo e non avevano intenzione di arrestarlo. Castelli parlò diverse volte con Nicolò Pollari, capo del Sismi, per convincerlo a fare l’operazione, e Pollari gli disse sempre di no perché non c’erano i motivi e il Parlamento non aveva ancora approvato i nuovi poteri per i servizi».

Bugia Cia. «Jeff Castelli disse al quartier generale di Langley che Pollari non si opponeva. Non c’era un’autorizzazione scritta, come avrebbe dovuto essere. La richiesta arrivò ai vertici, a George Tenet, e da lui a Condoleezza Rice cui spettava parlarne al presidente Bush. Fu così che venne approvata. Pollari, il governo Berlusconi, erano contro. In particolare Berlusconi temeva che la vicenda avrebbe ulteriormente compromesso i suoi già precari rapporti con i giudici».

Il sequestro e gli italiani. «Lo affidò al carabiniere Luciano Pironi, noto come Luttwig, promettendogli di aiutarlo a farlo lavorare nei servizi segreti. Luttwig fermò Abu Omar facendogli vedere la tessera della polizia e lo portò nella vettura dove lo prese in consegna il team della Cia, che lo portò nella base di Aviano e da lì fino in Egitto». «Scoprimmo così che Sismi e Digos non si parlavano, proprio come avviene fra Cia e Fbi».

 

FINALE ITALIANO

Sono stati prosciolti gli ex vertici del Sismi, Nicolò Pollari e Marco Mancini, imputati nel processo per il sequestro dell’ex imam di Milano Abu Omar. La Prima Sezione penale della Cassazione ha annullato senza rinvio «perché l’azione penale non poteva essere proseguita per l’esistenza del segreto di Stato», la sentenza d’appello-bis che aveva visto Pollari e Mancini condannati rispettivamente a dieci e nove anni di reclusione. Prosciolti anche gli agenti del Sismi Luciano Di Gregorio, Giuseppe Ciorra e Raffaele Di Troia, condannati in appello-bis a sei anni.

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