Privacy Policy
domenica 15 Settembre 2019

Zitti e quasi di nascosto
ancora sanzioni a Mosca

Decisione quasi nascosta, quasi a vergognarsene. L’Unione europea proroga di altri sei mesi le sanzioni alla Russia. Mosca protesta: ‘Ignorate Kiev’. La proroga da primo gennaio ‘in assenza di obiezioni degli Stati membri’. L’Italia che aveva promesso e minacciato non s’è opposta formalmente

L’Unione europea ha prorogato di sei mesi le sanzioni economiche contro la Russia. La decisione avrà effetto da oggi con la pubblicazione nella gazzetta ufficiale Ue. In assenza di obiezioni da parte degli Stati membri, il Consiglio Ue ha stabilito l’estensione delle misure contro la Russia, come deciso venerdì scorso dal Coreper, il ‘Comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Ue’, sconosciuto organismo dietro cui si nascondono gli Stati per le decisioni più contestabili.

 

L’estensione delle sanzioni scatterà dal primo gennaio 2016. Mosca s’è molto arrabbiata: «La decisione dell’Ue porterà a un ulteriore sabotaggio degli accordi di Minsk da parte ucraina». Secondo il direttore del dipartimento cooperazione europea del ministero russo degli Esteri, Andrei Kelin, quello che serve davvero sono “decisioni politiche ferme, che rendano obbligatoria l’implementazione degli accordi di Minsk” da parte di Kiev.

 

Il rappresentante russo cita l’adozione di una legge elettorale per le regioni separatiste che accettano una forma di ampia autonomia, una legge per l’amnistia ed emendamenti costituzionali necessari per assegnare al Donbass uno status speciale su cui Kiev è inadempiente. «L’Ue perdona Kiev e le permette di continuare ad agire in mondo irresponsabile”, ha concluso Kelin. La decisione di estendere di sei mesi le sanzioni era ampiamente attesa a Mosca dopo il via libera dei rappresentanti permanenti la settimana scorsa.

 

Sanzioni cop

 

L’Italia che le sanzioni le paga care, che fa?

 

Ecco cosa avrebbe ottenuto l’Italia secondo l’agenzia di stampa Aska. Difficile da capire. Visto che , alla riunione del Coreper del 9 dicembre scorso, era stata l’Italia a bloccare il rinnovo “automatico” delle sanzioni (era previsto che il punto passasse senza discussione), e a invocare una discussione politica più ampia sui rapporti strategici fra l’Ue e la Russia al di là del suo ruolo nella crisi ucraina. Poi la bocciatura con l’Italia che si accoda. Prova della scarsa rilevanza.

 

Perché l’Italia non ha approfittato della procedura scritta per inviare le sue obiezioni a Bruxelles, la necessità della “discussione politica”, invece di adeguarsi alla linea degli altri partner? Un modo per rispondere alla forzatura del presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, che ha respinto la richiesta italiana di inserire il punto al vertice Ue di Bruxelles della settimana scorsa. Sarebbe accaduto anche di fronte a una richiesta di Berlino o di Parigi?

 

Il prolungamento di sei mesi in sei mesi delle sanzioni alla Russia era stato deciso al Consiglio europeo -con l’appoggio dell’Italia- nel marzo scorso, fino a quando non fossero stati pienamente attuati gli accordi di Minsk sul cessate il fuoco e il ritiro delle forze militari e delle armi pesanti dalle zone del conflitto nell’Est Ucraina. Accordi di Minsk non adempiuti, non c’è dubbio, ma per colpa di chi, chiedeva di verificare Mosca. E l’Italia slebilmente.

 

Per l’Italia, insomma, quello che era sbagliato era il metodo, la mancata discussione, l’automaticità di misure che comunque hanno un costo in termini diplomatici, rendendo più difficile il rapporto con un paese cruciale per la coalizione contro il cosiddetto Stato islamico, e in termini economici: Coldiretti spiega che le esportazioni del Made in Italy verso la Russia sono crollate del 27,5% nel 2015 per effetto dell’embargo russo in risposta alle sanzioni europee.

Potrebbe piacerti anche