domenica 26 maggio 2019

SPIGOLATURE 11
Italia Germania 4-3
ma Renzi Merkel?

Il populismo euroscettico sta diventando forza di governo. Scarseggiano le classi dirigenti. Nel mondo minacciato dal terrorismo, dalle guerre, dall’immigrazione e da catastrofi ecologiche, l’Europa è una navicella litigiosa in balia delle onde anomale, di ciò che si decide a Mosca o a Washington, incapace di difendersi

Italia Germania 4:3. Ma non é una partita di calcio, é uno scontro molto piú complicato. Fa bene Renzi ad alzare la voce e a tentare di limitare l’egemonia tedesca, soprattutto in un momento in cui la Germania non ha le carte in regola per dettare legge. Tra parentesi, quando si parla di banche e di aiuti di stato, un’occhiata al sistema tedesco sarebbe benefico, anche a proposito di conflitto d’interesse.

 

Quanti deputati tedeschi sono nei consigli di amministrazione di banche regionali?

Quanti soldi lo Stato ha dato alle banche tedesche?

 

Per non parlare del caso Volkswagen, non tanto per lo scandalo in sé, che é un problema d’impresa, quanto per il potere lobbistico e l’intreccio politico finanziario del sistema industriale tedesco, e automobilistico in particolare.

 

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C’é poi la questione delle sanzioni, in cui l’ipocrisia tedesca emerge ancora una volta. Si alle sanzioni e al tempo stesso grandi affari energetici con Mosca.

 

Infine ci sono le divergenze sulla Gran Bretagna, nel senso di assecondare o meno le richieste di Londra di diluire i trattati ed evitare una sconfitta di Cameron al referendum.

Renzi ha dunque ragione.

 

Si spera però che il nostro governo abbia ben chiare le conseguenze di una deriva del genere e le possibili opzioni.

 

 

Se siamo sulla strada di un rapporto piú equilibrato e di una maggiore integrazione economica e politica, ben venga la discussione con Berlino, sperando che nel frattempo sia sia concordata qualche mossa con altri patner, in particolare con Parigi, per evitare il rischio di restare con il cerino in mano.

 

Se, al contrario, siamo alla piú o meno consapevole presa d’atto che di questo passo l’Europa non può andare avanti e che di conseguenza è meglio puntare i piedi, dobbiamo attenderci uno sfaldamento sempre piú progressivo.

 

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Le forze centrifughe non mancano, dalla Polonia alla Francia, passando per l’Ungheria.

La domanda politica e sociale va in questa direzione. Il populismo euroscettivo sta diventando forza di governo. Le classi dirigenti scarseggiano o sono rassegnate.

Nel mondo minacciato dal terrorismo, dalle guerre, dall’immigrazione e da catastrofi ecologiche, l’Europa è una navicella litigiosa in balie delle onde anomale, di ciò che si decide a Mosca o a Washington, incapace persino di difendere i propri interessi strategici e commerciali.

 

Ognuno per conto suo, guardando ai propri affarucci e tornaconti, piú vicino ad amici lontani (Usa, Cina, Russia, Monarchie saudite) che a fratelli vicini. Piú che unione europea sarebbe giá molto aspirare al Club Med. In fondo già funziona cosí: palline da spendere uguali per tutti, formule similari per vitto e alloggio, possibilità di frequentare gli altri resort e poi ognuno a rifare i conti a casa propria.

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