giovedì 18 luglio 2019

Licio Gelli, loggia P2, affari, intrighi, segreti

Aveva 96 anni. Fu protagonista delle trame oscure in Italia, dal crac dell’Ambrosiano, al depistaggio per la strage di Bologna. Nella foto l’immagine di una rara intervista raccolta dal Tg1 negli anni ruggenti del suo potere. Fascismo, massoneria, servizi segreti, affari e intrighi

Licio Gelli, ex Maestro venerabile della Loggia massonica coperta P2, uomo sospettato di mille intrighi, e morto ieri sera ad Arezzo, all’età di 96 anni.
Nato a Pistoia il 21 aprile del 1919, Gelli era stato condannato per depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna del 1980, dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia e coinvolto in varie inchieste sulle più oscure trame italiane.

Villa Wanda, sulle colline di Arezzo, da 40 anni il fortilizio del ‘Venerabile’, raccontata spesso come il centro delle trame d’Italia, dalla P2 alla trattativa Stato-mafia. Licio Gelli, Gran maestro della Loggia massonica «Propaganda due», si è spento a 96 anni assieme a memorie segrete e infiniti sospetti.
Licio Gelli divenne protagonista noto sul finire degli anni di piombo, nel 1981, quando i giudici milanesi Gherardo Colombo e Sergio Turone, che indagavano sul finto rapimento del banchiere Michele Sindona, perquisirono la fabbrica di materassi «Giole» a Castiglion Fibocchi.

Cercavano una lista di 500 imprenditori che avevano esportato capitali all’esterno grazie all’aiuto di Sindona, trovarono invece in un ufficio della fabbrica, all’interno di una valigia, un elenco di iscritti alla loggia segreta Propaganda 2 guidata dal Gran maestro Licio Gelli.
Una lista di 962 nomi che includeva anche tre ministri oltre ai vertici dei servizi segreti, 208 ufficiali, 18 alti magistrati, 49 banchieri, 120 imprenditori, tra cui l’allora editore del Corriere della Sera Angelo Rizzoli, 44 parlamentari, 27 giornalisti. Furono in tanti a smentire la loro appartenenza alla loggia.

Dai documenti sequestrati emerse che Gelli aveva avuto legami con il generale e Lorenzo, il principe Valerio Borghese e con altri personaggi che erano ritenuti coinvolti nei venti anni precedenti nelle manovre sovversive di destra.
Pochi giorni dopo il presidente del Consiglio Arnaldo Forlani, democristiano, si dimise mentre il Parlamento approvò una legge per lo scioglimento della P2. La guida del governo andò al repubblicano Giovanni Spadolini che, rivolgendosi agli italiani, parlò di «emergenza morale» per le «gravi alterazioni e distorsioni nei meccanismi istituzionali».

Nato a Pistoia il 21 aprile 1919, Licio Gelli si arruolò a 18 anni nelle camicie nere di Franco in Spagna, in Italia fu prima repubblichino, poi trattò con i partigiani. Nel 1944 sposò Wanda Vannacci dalla quale ebbe quattro figli.
L’inchiesta P2 lo portò in carcere dopo l’arresto a Ginevra del 13 settembre 1982. Rinchiuso nel carcere di Champ Dollon, evase il 10 agosto 1983, ma il 21 settembre successivo si costituì a Ginevra da dove fu estradato in l’Italia nel febbraio 1988, ma ad aprile ottenne la libertà provvisoria per motivi di salute.

Arrestato ancora nel 1997, si vide revocare l’ordine di custodia cautelare perché il reato per il quale gli erano state messe le manette non era tra quelli per cui era stata concessa l’estradizione.
Il 22 aprile 1998 la Cassazione confermerà la condanna a 12 anni per il crac del Banco Ambrosiano, ma lui sparirà ancora a maggio, per tornare 4 mesi dopo. Otterrà i domiciliari, che sconterà a villa Wanda.

Un libro di poesie di Licio Gelli dedicato alla prima moglie e tradotto in serbo
Edizione introvabile del libro di poesie di Licio Gelli dedicato alla prima moglie e tradotto in serbo

 

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