giovedì 23 maggio 2019

Grande Kosovo albanese
antichi errori occidentali

In Kosovo l’opposizione nazionalista blocca da tre mesi il Parlamento con gas lacrimogeni contro gli accordi con Serbia e Montenegro. Gli estremisti albanesi non vogliono accordi con Belgrado, o comunità serbe il Kosovo, o la definizione delle frontiere con il Montenegro. Il Grande Kosovo

Gas lacrimogeni dentro il parlamento contro gli accordi con Serbia e Montenegro. Nessuna pacificazione con le comunità slave originarie di quella terra, sostengono gli estremisti albanesi.

E continuano le violenze contro la comunità serba in Kosovo.

L’ultimo episodio nei giorni scorsi, quando un gruppo di estremisti musulmani albanesi ha sparato a più riprese contro le case e contro alcuni veicoli nell’enclave serba di Gorazdevac, nell’Ovest del Paese.

Nell’attacco, distrutto anche un monumento in memoria dei serbi rimasti uccisi nei bombardamenti aerei della Nato nella primavera del 1999.

 

Pristina proteste fb

 

Questa provocazioni si inseriscono in un contesto di forti preoccupazioni anche internazionali su spinte estremiste sempre più evidenti in quella terra.

Esempio, i quattro fermi di cittadini kosovari per apologia del terrorismo a inizio dicembre a Brescia.

Parliamo dei foreign fighters balcanici che combattono in Siria fra le file dello Stato Islamico. Secondo le stime, sono infatti almeno 300-400 i combattenti di etnia albanese, prevalentemente kosovari.

Di questi, la presenza di una quarantina nelle brigate dell’Isis era stata accertata già un anno fa dalle autorità di Pristina. Numeri ai quali aggiungere, secondo le risultanze delle fonti investigative, una ventina di cellule terroristiche attive nel reclutamento e addestramento fra Serbia, Albania, Macedonia, Kosovo, Montenegro e Bosnia.

 

 

I massacri e le bombe della Nato sembrano ormai solo un vago ricordo. Nella più giovane repubblica d’Europa, proclamatasi unilateralmente indipendente nel 2008 (e subito riconosciuta da Usa e quasi tutti i Paesi Ue), la nuova frontiera è il radicalismo islamico.

E il nuovo nemico non sono più i paramilitari serbi come ai tempi dell’Uck ma gli infedeli.

Così in una regione in cui l’Islam, abituato a convivere con le altre religioni, ha sempre mostrato il suo lato più tollerante, ad appena vent’anni dalla guerra che portò alla dissoluzione del mosaico etnico costruito da Tito il fondamentalismo mostra di aver piantato nel profondo le sue radici.

 

 

Il tagliagole kosovaro Lavdrim Muhaxheri,
Il tagliagole kosovaro Lavdrim Muhaxheri,

 

Vale la pena di ricordare che il discorso con cui il comandante al Bagdadi si è autoproclamato califfo è stato tradotto in inglese, francese, tedesco, turco, russo e albanese.

Del resto i jihadisti kosovari stanno dando il loro contributo: a marzo Blerim Heta, nato e cresciuto in Germania ma tornato in patria dopo la guerra, si è fatto esplodere a Baghdad uccidendo 52 ufficiali di polizia.

Mentre sul web impazza la figura di Lavdrim Muhaxheri, indicato come comandante della “brigata balcanica”: dopo aver rivolto ai connazionali un appello alla jihad , in un video dell’Isis che gira in rete ha arringato la folla in arabo fluente brandendo un grosso coltello e bruciato il suo passaporto kosovaro.

Infine ha postato su Facebook una foto che la ritrae mentre decapita un ragazzino siriano accusato di essere una spia, mentre in un’altra lo si vede riprendere col cellulare una esecuzione compiuta da un connazionale.

 

 

 

Paradosso, ma non troppo: Muhaxheri avrebbero lavorato nel campo Bondsteel, la principale base americana sotto il comando della Kfor, la missione Nato in Kosovo, che ospita migliaia di soldati.

E proprio la città di Ferizaj – la Uroševac dei tempi jugoslavi- dove sorge la gigantesca base militare, vicino al confine con la Macedonia, è diventata un centro nevralgico di reclutamento: oltre al kamikaze, 11 dei 40 terroristi arrestati ad agosto venivano da lì.

Ora è allerta tra gli 007, visto che un informatore della Kia, i servizi segreti di Pristina, sarebbe stato riconosciuto e ucciso in Siria a inizio anno. Il tutto mentre nella piccola repubblica operano ancora cinquemila militari dell’Alleanza atlantica -molti italiani- che dovrebbero sostenere lo sviluppo di un Kosovo stabile, democratico, multietnico e pacifico.

 

Camp Bondsteel Kosovo-
Camp Bondsteel Kosovo-

 

Potrebbe piacerti anche