domenica 26 maggio 2019

CLIMA-Il pianeta frena
sull’orlo del baratro

Via libera all’accordo sul clima dai delegati dei 195 Paesi più la Ue che a Parigi hanno partecipato alla XXI conferenza internazionale dell’Onu sui cambiamenti climatici. Qualche buon risultato e troppi trionfalismi politici fuori misura. I risultati e i dubbi

L’obiettivo di lungo termine è l’impegno alla stabilizzazione dell’incremento delle temperature medie globali sotto i 2 gradi, ma «sforzandosi di rimanere entro i +1,5 gradi alla fine del secolo».

Ancora più importante è la definizione di un percorso chiaro di riduzione delle emissioni, attraverso una revisione degli impegni nazionali volontari di riduzione delle emissioni di gas serra ogni 5 anni, che potranno essere rafforzati (come ingiungono gli scienziati) a partire dal 2018.

Sono inoltre previste misure per l’adattamento e per ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici.

Riguardo agli aspetti finanziari, è prevista la mobilitazione di un minimo di 100 miliardi di dollari all’anno che i Paesi Industrializzati dovranno mobilitare verso i paesi in via di sviluppo nel meccanismo di compensazione «loss and damage» per i Paesi più vulnerabili, con impegni non ancora sufficientemente stringenti, ma che rappresentano un buon inizio.

 

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RISCALDAMENTO GLOBALE

L’articolo 2 dell’accordo fissa l’obiettivo di restare “ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali”, con l’impegno a “portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi”.

 

OBIETTIVO A LUNGO TERMINE SULLE EMISSIONI

L’articolo 3 prevede che i Paesi “puntino a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile”, e iniziare al più presto le riduzioni  per arrivare a “un equilibrio tra le emissioni da attività umane e le rimozioni di gas serra nella seconda metà di questo secolo”.

 

IMPEGNI NAZIONALI E REVISIONE

In base all’articolo 4, tutti i Paesi “dovranno preparare, comunicare e mantenere” degli impegni definiti a livello nazionale, con revisioni regolari che “rappresentino un progresso rispetto agli impegni precedenti e riflettano ambizioni più elevate possibile”.

 

LOSS AND DAMAGE

L’accordo prevede un articolo specifico, l’8, dedicato ai fondi destinati ai Paesi vulnerabili per affrontare i cambiamenti irreversibili a cui non è possibile adattarsi, basato sul meccanismo sottoscritto durante il vertice sul clima a Varsavia”. Il testo “riconosce l’importanza” di interventi per “incrementare la comprensione, l’azione e il supporto”.

 

FINANZIAMENTI – L’articolo 9 chiede ai Paesi sviluppati di “fornire risorse finanziarie per assistere” quelli in via di sviluppo, “in continuazione dei loro obblighi attuali”. Più in dettaglio, il paragrafo 115 della decisione “sollecita fortemente” questi Paesi a stabilire “una roadmap concreta per fornire insieme 100 miliardi di dollari l’anno da qui al 2020”, con l’impegno ad aumentare “in modo significativo i fondi per l’adattamento”

 

TRASPARENZA – L’articolo 13 stabilisce che, per “creare una fiducia reciproca” e “promuovere l’implementazione” è stabilito “un sistema di trasparenza ampliato, con elementi di flessibilità che tengano conto delle diverse capacità”.

 

 

GLI AUTO APPLAUSI

 

Obama, accordo mondiale grazie a leadership Usa. Non tutte le richieste sono state soddisfatte ma saremo giudicati per un testo non per una parola, dichiara Hollande. Siamo davanti a un testo storico, si esaqlta Ban Ki-moon. Galletti, ministro dell’Ambiente, si monta la testa: siamo nella storia anche se fatica a stare nella cronaca. Renzi: passo avanti decisivo, Italia protagonista. Vanità.

 

I dubbi

 

Oxam, organizzazione internazionale su clima e ambiante: ‘L’accordo rappresenta “un significativo passo in avanti”, si legge in una nota, “ma non stanzia risorse finanziarie sufficienti per l’adattamento al cambiamento climatico per i Paesi in via di sviluppo’.

Nonostante gli impegni assunti per la prima volta da oltre 190 Paesi per salvare il clima, le conclusioni del vertice non appaiono perciò all’altezza delle ambizioni che erano state dichiarate nei discorsi di apertura da parte dei leader di tutto il mondo”.

Secondo Oxfam “è fondamentale che i Governi ritornino al tavolo negoziale prima che l’accordo entri in vigore dal 2020.

 

“Le conclusioni emerse non scongiurano l’innalzamento delle temperature di 3 gradi di qui al 2050″. ne di rafforzare gli impegni in termini di tagli alle emissioni e di finanziamenti per il clima”.

L’accordo “riconosce che nei prossimi cinque anni c’è bisogno di maggiori risorse da destinare alle comunità per adattarsi ai cambiamenti climatici, eppure non include alcun impegno concreto per permettere che queste risorse siano realmente stanziate”.

 

 

Al momento, prosegue Oxfam, “non c’è nulla nell’accordo che dia garanzia che gli attuali impegni di riduzione possano essere rafforzati prima che entrino in vigore. Ciò rende molto difficile mantenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2 gradi e pressoché impossibile evitare che il surriscaldamento globale superi 1,5 gradi”.

 

Secondo le stime di Oxfam, quindi, alla luce del nuovo accordo, “i Paesi in via di sviluppo non vedono alcuna riduzione del rischio di dover far fronte entro il 2050 a costi che ammontano a circa 800 miliardi l’anno. Nota positiva nell’accordo è l’introduzione di una sezione ad hoc su perdite e danni causati dai cambiamenti climatici. Tuttavia l’esclusione della possibilità di individuare responsabilità dirette, desta preoccupazioni ed è un aspetto che necessita di essere ulteriormente esaminato”.

 

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