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mercoledì 16 Ottobre 2019

Tripoli arrabbiata litiga
con il generale italiano

‘Africa intelligence’, un sito specializzato, ieri ha proposto ai propri abbonati il titolo «Italy retakes control of the Libyan crisis», e l’assaggio su ‘Matteo Renzi’s government is pulling out all the stops to take the role of leader in efforts to resolve the […]’. Siamo andati a curiosare di cosa si tratta

Dunque, «Italy retakes control of the Libyan crisis». L’Italia riprende il controllo della crisi libica. O almeno ci prova.

Ieri il sito specializzato “Africa intelligence” ha pubblicato un articolo sulle manovre del governo italiano per tornare protagonista nel dibattito internazionale su come stabilizzare la Libia.

Il sito sostiene che il generale italiano Paolo Serra, il sette dicembre è volato nella città di Beida, nell’est della Libia, e il giorno dopo a Misurata, a ovest.

Dal 17 novembre Serra è il ‘senior advisor’ affiancato al capo negoziatore delle Nazioni Unite per la Libia, il tedesco Martin Kobler.

Serra lavora per le Nazioni Unite, ma il sito maliziosamente sostiene che «si coordina su tutto quello che fa con il capo di stato maggiore italiano, Claudio Graziano».

Abbastanza normale che accada.

 

Vero, non vero?

Ieri sul Foglio, Daniele Raineri, raccontava un’altra storia.

Fonti a Tripoli smentiscono che il generale italiano sia atterrato a Misurata, e spiegano che il governo di salvezza nazionale di Tripoli ha negato il permesso per l’atterraggio perché il presidente del Congresso nazionale generale, Nouri Abusahmain, ha impartito istruzioni chiare: chi vuole parlare di sicurezza con i gruppi di Misurata deve passare per il Congresso nazionale.

 

africa int 600

 

In questo momento le Nazioni Unite hanno interesse a parlare con i gruppi armati di Misurata perché sono i più forti del paese e potrebbero risolvere una questione difficile: chi garantirà la sicurezza nella capitale Tripoli se si formerà il governo di unità nazionale tanto desiderato dalla comunità internazionale?

 

Mattia Toaldo, analista dello European Council on Foreign Relations, dice sempre al Foglio che Misurata è la risposta più probabile anche se in queste settimane sta rompendo l’intesa con il governo di Tripoli.

 

 

 

La seconda presunta destinazione del generale Serra era Beida. Se fosse confermato, è plausibile che il generale italiano dovesse mediare su una questione centrale che blocca il negoziato: il futuro del capo dell’esercito libico fedele al governo di Tobruk, Khalifa Haftar.

 

Haftar è un personaggio ingombrante che è detestato dai libici schierati con il governo di Tripoli e che non ha alcuna intenzione di farsi da parte per favorire un governo unitario.

Non va molto d’accordo nemmeno con le altre forze fedeli al governo di Tobruk, ma resta il volto simbolo del fronte anti Tripoli. L’Egitto vuole avere rassicurazioni su come sarà risolto questo capitolo dei negoziati, perché ha appoggiato Haftar e ora punta a evitare una transizione lacerante.

 

 

 

Senza il nome di un buon sostituto il Cairo non darà il suo via libera per chiudere le trattative che dovrebbero portare a un governo di unità nazionale sotto la guida del candidato primo ministro appoggiato dalle Nazioni Unite, Faez Serraj.

 

Gli egiziani sono un interlocutore troppo importante quando si parla di Libia, e nessuno intende sorvolare sulle loro richieste, tantomeno il governo italiano che si muove d’intesa con il presidente Abdul Fattah al Sisi.

L’Italia guida il tentativo di far ripartire l’iniziativa diplomatica delle Nazioni Unite dopo lo scandalo di Bernardino Leon che negoziava con in tasca un contratto di lavoro d’oro negli Emirati arabi uniti e domenica ospita un summit ministeriale sponsorizzato anche dagli Stati Uniti, che mandano il segretario di Stato, John Kerry.

 

 

Special Representative of the United Nations in Libia  Martin Kobler
Special Representative of the United Nations in Libia Martin Kobler

 

L’obiettivo è favorire un accordo per la nascita di un governo di unità nazionale. Una soluzione politica rispetto a quella militare,che è la posizione del governo italiano. In questi giorni a Roma sono già arrivati quasi tutti i protagonisti dell’incontro internazionale di domenica in una atmosfera di attesa e di urgenza.

 

Attesa anche se pochi si aspettano annunci decisivi nel giro di pochi giorni.

Urgenza perché ci sono pressioni in campo occidentale per chiudere questa fase infinita e trascinata a lungo dei negoziati e cominciare la fase concreta della lotta allo Stato islamico.

 

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