venerdì 19 luglio 2019

Francia, Le Pen vincente
condannata a perdere

Nava da Parigi. Giovani, operai, disoccupati che votano per il Fronte. I socialisti di Hollande e i repubblicani di Sarkozy non hanno saputo rispondere alle domande delle classi povere e medie impoverite dalla crisi, dal debito pubblico, dalla tassazione, dall’Europa così come funziona oggi

Sul voto francese di domenica scorsa, fiumi di analisi per dire cose che si sentono ripetere e si scrivono da molti anni. Il Front National di Marine Le Pen è la minaccia populista, xenofoba e euroscettica sulla Francia e anche sull’Europa, vista la quantità di imitatori che circolano nel Vecchio Continente, dalla Polonia all’Ungheria, all’Italia di Salvini e C.

 

Poco si dice sulle cause della crescita del movimento, che non sono “soltanto” le ondate migratorie e gli attentati terroristici, né “soltanto” un sentimento razzista e xenofobo duro a morire, soprattutto in un Paese come la Francia, tendenzialmente e collettivamente, nazionalista.

 

LA FRANCIA ALLE URNE, IL TRIONFO ANNUNCIATO DI SARKOZY

 

 

C’é anche la “qualitá” dell’elettorato che andrebbe analizzata a fondo. Oltre sei milioni di elettori non possono essere liquidati con l’etichetta di xenofobia. Se giovani, operai, disoccupati, pensioni votano per il Fronte é soprattutto perché i partiti di governo degli ultimi anni, i repubblicani di Sarkozy come i socialisti di Hollande, non hanno saputo rispondere alle domande fondamentali delle classi più povere e delle classi medie impoverite dalla crisi, dal debito pubblico, dalla tassazione eccessiva, dall’Europa così come funziona oggi, che non piace a nessuno.

 

Come estrazione sociale e domanda politica, l’elettorato del Front, fatte le debite differenze d’origine, non è molto diverso da quello di Tsipras, di Cinque Stelle, di Podemos.

 

 

 

Domenica, con il secondo turno, emergerà con ancora maggiore evidenza anche il potenziale rivoluzionario, destabilizzante e antisistema del Front. Il suo successo dimostra anche la crisi del bipartismo alla francese e del sistema presidenziale con elezione a doppio turno. In pratica una crisi di rappresentanza che consente da sempre ai due maggiori partiti di escludere il Front dall’Assemblea nazionale (un solo deputato) e dai governi delle regioni e delle realtà locali, salvo qualche eccezione.

 

E’ il gioco delle alleanze e delle desistenze quando si tratta di scegliere fra tre e non più fra due candidati a penalizzare il Front. Anche domenica, i socialisti preferiscono ritirare i candidati e votare per i repubblicani, mentre i repubblicani escludono alleanze con il Front per battere i socialisti.

 

French President Hollande speaks to the media during a news conference at the G20 summit in St. Petersburg

 

 

Alla fine, stando ai sondaggi, il Front non otterrà nemmeno una regione, nonostante abbia ottenuto il 40 per cento nel nord e nel sud e la maggioranza dei voti in circa 20.000 dei 36.000 comuni di Francia. Lo stesso gioco si riprodurrà inevitabilmente nel 2017 per l’Eliseo, una corsa a tre, in cui il “vincente” sarà chi arriva secondo. Questo piazzamento é infatti la grande speranza di Sarkozy e di Hollande, nella consapevolezza che essere secondi al primo turno, dietro Marine Le Pen, consentirà una agevole vittoria al secondo.

 

Il presidenzialismo, nella Francia populista e colorata di blue Marine, comporta un presidente dimezzato, eletto per difetto e sottrazione, nonostante poteri eccezionali, come in nessun altro Paese democratico.

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