lunedì 19 Agosto 2019

Innaro da mosca ci traduce
Putin e i missili atomici

Dopo i bombardieri strategici e incrociatori, ora tocca ai sommergibili russi. Una pioggia di missili si abbatte su Raqqa, la capitale del Califfato. ‘Armi precise ed efficaci, che possono montare anche testate nucleari’, si lascia scappare Putin. Scappare? Marc Innaro, corrispondente Rai da Mosca

 

Dopo i bombardieri strategici e gli incrociatori, ora tocca ai sommergibili russi. Una pioggia di missili si abbatte su Raqqa, la capitale del Califfato nero, da cui si dice che Al-Baghdadi sia in fuga.

“Armi precise ed efficaci, che possono montare anche testate nucleari. Ma in questo caso, commenta Putin, non sono necessarie e speriamo che non lo siano mai”.

 

“E’ ovvio, commenta il Ministro degli Esteri Lavrov. Tanto più che contro l’ISIS ce la faremo tranquillamente con le armi convenzionali. Ma serve che la coalizione a guida americana, assieme a noi russi, appoggi chi il terrorismo lo combatte sul terreno. Ossia: i peshmerga curdi e l’esercito di Damasco”.

 

L’importante -ammonisce Lavrov- è che sia chiaro che il nostro scopo comune è di sconfiggere chi fa strage di europei, russi, americani e africani. A differenza della Turchia, che invece rema contro” [loro della parte sbagliata NdR], dice gelido il ministro. L’abbattimento del nostro aereo è stata una provocazione di Ankara, una trappola in cui noi non siamo caduti”.

 

Non a caso, il Cremlino affida a una commissione internazionale l’esame della scatola nera del jet russo abbattuto. E proprio alla vigilia della sua visita a Roma, Sergej Lavrov incassa con soddisfazione il rifiuto dell’Italia di rinnovare automaticamente le sanzioni economiche europee contro Mosca.

 

“L’Italia è da 15 anni un nostro partner strategico. Non sappiamo se Al-Baghdadi sia davvero già a Sirte. Ma sappiate che sulla Libia condividiamo i vostri timori. La Russia è pronta ad aiutarvi”.

 

 

Uno della successione di missili
Uno della successione di missili

 

 

“La realtà è che siamo in guerra”. Così il capo del Pentagono, Ash Carter, in un’audizione davanti alla commissione Difesa del Congresso per aggiornare sulla strategia degli Stati Uniti contro l’Isis. Carter ha detto di aver “personalmente contattato” 40 Paesi per chiedere un maggiore contributo nella lotta allo Stato islamico. “Gli Usa sono pronti all’invio di elicotteri Apache e consiglieri militari in Iraq” per aiutare le forze locali a riprendere il controllo di Ramadi.

 

Sono d’accordo con il generale Dunford che non abbiamo contenuto l’Isis”. Il capo del Pentagono, Carter sottolinea poi che dispiegare “significative” forze di terra Usa in Siria e in Iraq è una cattiva idea perche “americanizzerebbe” il conflitto. Poi un invito a Putin: “La Russia deve concentrarsi sulla parte giusta di questa guerra”.

 

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