• 19 Febbraio 2020

Salvini studia francese
I «Gauchot di droite»
sinistroidi di destra

Erano le vacanze di Natale del 1980 quando, a sette anni, Matteo Salvini ascoltò probabilmente dalla madre un racconto che segnò il suo futuro. In Francia, nel Comune della Val-de-Marne Vitry-sur-Seine, il sindaco Paul Mercieca, il 24 dicembre del 1980, aveva guidato personalmente un bulldozer contro un foyer di lavoratori del Mali al grido di ”è stata superata la soglia di tolleranza” .

 

Particolare di rilievo, il sindaco in questione apparteneva al Pcf (Partito comunista francese). Quest’azione, sebbene non rivendicata ufficialmente dai vertici del PCF, capeggiato da Georges Marchais, venne comunque sostenuta a viva forza dai sindaci comunisti della Val-de-Marne, che difesero la battaglia di Mercieca attribuendole un valore umanitario.

 

Un simile copione si ripeté l’anno successivo a Montigny-lès-Cormeilles nella Val-d’Oise. Il sindaco Robert Hué, un giovane in carriera, poi successore di Georges Marchais alla segreteria del PCF, organizzò una manifestazione di fronte al domicilio di un giovane marocchino accusato di vendere hashish.

 

 

Non è difficile capire quanto avrebbe influito quella narrazione sul futuro dell’ancora imberbe Salvini.

Qualche anno più tardi tradusse in ”ruspa” il francese ”bulldozer” (con l’accento sulla e), e promise ai quattro venti che avrebbe svolto azioni simili.

 

A differenza dei suoi maestri francesi, non mantenne fede alle promesse. Tuttavia si può dire che la destra xenofoba italiana. oggi, prende a modello, nel suo piccolo, le strategie del Partito comunista francese di allora.

 

meloni salvini

 

A parte la narrazione della madre di Salvini, possibile, ma non dimostrata, credo che ci sia effettivamente qualcosa che spesso sfugge in Italia, quando si osservano gli orientamenti dell’elettorato francese.

 

La prima è una cultura nazionalista, diffusa a destra come a sinistra, la cui latente xenofobia viene mascherata, a sinistra, nel nome di una ideologia ”repubblicana” .

Un’ideologia ispirata al progresso e alla rivoluzione francese che ha sempre praticato l’assimilazionismo, sia dapprima, nei confronti delle popolazioni colonizzate, sia in seguito, nei confronti degli immigrati.

 

L’ideologia assimilazionista proclama che chiunque può godere dei diritti di cittadinannza dei francesi se si attiene ai principi laici repubblicani, incluso quello di non ostentare i simboli del suo credo religioso.

 

Nel corso del tempo tutto ciò ha portato a cittadini di serie A, per i quali la cittadinanza consente l’accesso a livelli di potere e reddito elevati e per i quali l’ostentazione dei simboli religiosi è di fatto consentita (catenine ai cristiani e zucchetti agli ebrei) e cittadini di serie B, C. D ecc, per i quali sono riservate le case delle periferie e il pubblico ludibrio per usi e costumi tradizionali (figli di immigrati e musulmani).

 

 

A questo si aggiunge qualche guerra coloniale come in Algeria, dichiarata da un governo socialista, e qualche ammazzamento in massa di maghrebini residenti in Francia ai tempi di De Gaulle: più recentemente solo periodiche azioni repressive mirate della Police che hanno prodotto per una trentina d’anni, il riscaldamento di periferie in fiamme.

 

Capita, nei momenti di crisi, che l’elettorato preferisca chi queste cose , le proclama apertamente a chi le pratica in maniera strisciante.

 

lepen-salven

 

Un dettaglio, per finire. I socialisti francesi, che con l’eccezione della Presidenza Mitterand, hanno replicato abbastanza piattamente le forme dell’ideologia repubblicana di cui sopra, hanno dichiarato oggi che, al secondo turno elettorale ritireranno il proprio candidato a beneficio di quello di Centro, ritenuto il male minore.

 

Attenzione, in queste operazioni 2+2 non fa sempre 4 e, soprattutto nelle Regioni operaie del Nord, il ritiro dei socialisti non avvantaggerebbe poi tanto il Centro.

Molti sono i gauchot di droite (sinistroidi di destra), per lo più operai, che, venuta meno la rappresentanza di sinistra, opterebbero per un populismo di destra anziché per la soluzione Sarkozy. Non ci sarebbe nulla di cui scandalizzarsi

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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