Privacy Policy Soldati turchi in Iraq Erdogan litiga col mondo -
sabato 14 Dicembre 2019

Soldati turchi in Iraq
Erdogan litiga col mondo

Alta tensione tra Turchia e Iraq. Baghdad: “Ritirare subito le truppe da Mosul”. La Turchia sembra impegnata a litigare con mezzo mondo. La Russia col Jet abbattuto, la Siria di Assad, e ora il vicino iracheno. L’Iraq di parte sciita e la Turchia sempre più islamicamente sunnita di Erdogan

La Turchia sempre più islamicamente sunnita di Erdogan sembra impegnata a litigare con mezzo mondo. La Russia col Jet abbattuto, la Siria di Assad, e ora il vicino iracheno del primo ministro dell’Iraq, lo sciita Haider al Abadi.

 

Da Baghdad la richiesta formale alla Turchia di ritirare i suoi soldati che sono entrati in territorio iracheno vicino alla città di Mosul senza l’autorizzazione del governo iracheno.

 

La notizia dell’arrivo di soldati turchi in Iraq era stata data nel fine settimana da alcuni quotidiani turchi vicini al governo e dall’agenzia di stampa Reuters.

 

Secondo una fonte anonima dell’esercito turco, almeno 150 militari turchi, con mezzo blindati e carri armati, sono arrivati in Iraq nelle ultime ore.

 

Un giornale turco ha pubblicato un video dove si vedono camion trasportare carri armati e altri veicoli lungo una strada buia.

 

carri turchi

 

Secondo l’agenzia governativa Anadolu, le forze turche sono arrivate venerdì. La provincia di Ninive è la roccaforte dell’Isis in Iraq, da quando nell’estate 2014 i miliziani jihadisti hanno occupato ampie zone dell’ovest del Paese. Il tema della presenza di truppe straniere è molto spinoso per il governo di Baghdad che si regge su un delicato equilibrio tra la componente sciita e quelle sunnita e curda.

 

 

Il timore dell’Iraq è che i turchi possano preparare un’offensiva per riconquistare Mosul. Ma fonti turche sostengono che la presenza delle loro truppe sia stata avallata dal presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, Massud Barzani, e destinata solo all’addestramento. La versione è stata confermata dai peshmerga curdi ma la versione non convince gli strateghi.

 

 

Secondo il quotidiano turco Hurriyet, la Turchia ha inviato 600 soldati per stabilire una base nella regione Bashiqa di Mosul. Il quotidiano ha spiegato che il mese scorso sarebbe stato raggiunto un accordo tra il presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani, e il ministro degli esteri turco. Le forze peshmerga curde, schierate nella zona di Bashiqa, sono leali al presidente Barzani, che storicamente ha stretti rapporti con Ankara.

 

 

Di fatto il contingente militare turco, ben più armato e consistente di quanto raccontano rispetto ad un gruppo di istruttori, s’è incuneato tra la presenza della guerriglia curda siriana e del Pkk che combattono Isis e la forza curda governativa di Erbil che con la Turchia fa affari e condivide la diffidenza anche politica nei confronti dei gruppi curdi più rivoluzionari.

 

 

Il governo centrale iracheno accusa il governo regionale del Kurdistan di vendere in maniera autonoma il petrolio estratto sul suo territorio, invece che passare per i canali ufficiali previsti dal governo di Baghdad. La Turchia è uno dei principali acquirenti del petrolio prodotto nel Kurdistan iracheno. Negli ultimi anni, la Turchia ha mantenuto relazioni più o meno amichevoli con il governo curdo iracheno, mentre ha pessimi rapporti con i curdi siriani che accusa di collaborare con il PKK, il movimento che lotta per una maggiore autonomia dei curdi turchi.

 

Postazioni peshmerga curdi
Postazioni peshmerga curdi

 

 

MOSUL  UN ANNO DOPO

 

  • Era il 10 giugno 2014 quando il gruppo Stato islamico prese il controllo di Mosul, ma ci vorrà ancora del tempo prima che la città possa essere liberata.
  • La riconquista di Sinjar a nord e di Tikrit a sudest hanno aperto due vie di accesso alla città, ma Mosul è un obiettivo molto più difficile a causa della sua popolazione.
  • La maggior parte dei suoi cittadini sono arabi sunniti, il resto sono curdi, cristiani, turcomanni e yazidi. Difficile mandare delle truppe di terra in un ambiente tanto conteso.
  • Sembra che mezzo milione di persone abbia lasciato la città per le brutalità del califfo Al Baghdadi e dei suoi uomini. Ma molta gente preferisce lo Stato islamico che le milizie sciite.
  • Centinaia di profughi da Mosul si sarebbero offerti volontari per contribuire alla riconquista, ma altre centinaia stanno con lo Stato islamico e altre centinaia sono tenute in ostaggio.
  • Serve un accordo con le tribù locali e mostrare un esempio positivo a Tikrit, dove però, dopo la liberazione la guerra civile sembra destinata a continuare anche senza lo Stato islamico.

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