Basta fare affari con Isis
Messaggio Obama Putin
Chi deve intendere intenda

Messaggio ‘Urbi et orbi’, oltre la locuzione latina. Messaggio al mondo perché chi deve intendere intenda. Messaggio laicamente universale per la firma di chi lo ha ispirato e lo renderà operativo: i due ex amici ed ex nemici Barak Obama e Vladimir Putin.

La risoluzione contro l’Isis, che sarà presentata nella inusuale riunione pre natalizia del Consiglio di Sicurezza Onu il 17 dicembre, è sarà basata su un simile provvedimento approvato nel 1999 per colpire le finanze di al Qaida e dell’allora suo leader, Osama bin Laden.

 

Mappa petrolio sito destinazioni SCRITTE

 

Una misura analoga era stata approvata a febbraio contro il califfato ma la Russia, ha lamentato che la risoluzione viene continuamente violata. L’ambasciatore russo al Palazzo di vetro, Vitaly Churkin, ha spiegato che Mosca vuole che la nuova misura includa un provvedimento che imponga all’ufficio del segretario generale di denunciare chi viola i divieti.

Fine dell’omertà rispetto ad affari sporchi noti a tutti. “Abbiamo deciso di fare una bozza in comune per un giro di vite contro chi fa affari con l’Isis”, ha detto Churkin e riferisce il Nyt.

 

 

Secondo l’ambasciatore russo, la misura “inasprirebbe la posizione della comunità internazionale sulla nostra lotta ai terroristi”. Le fonti dei ricavi dello Stato islamico sono ampiamente noti, ma i funzionari Onu hanno sostenuto che molti dei dettagli si sono rivelati sfuggenti e difficili da combattere”.

Tagliare fuori l’Isis dal sistema finanziario internazionale e interrompere il suo finanziamento sono passaggi fondamentali per isolare e ridurre le potenzialità offensive del radicalismo islamico” riconosce il segretario del Tesoro Usa, Jacob Lew, forse con qualche senso di colpa.

 

 

Nessuno a Washington sposa e sostiene ufficialmente le accuse di Mosca a Erdogan, esempio, sul petrolio rubato da Isis il Siria e Iraq e commercializzato attraverso la Turchia. Ma il messaggio che viene dalla risoluzione arriva anche ad Ankara.

O a quelle frange integraliste sunnite in alcuni Paesi arabi, nella petromonarchie alleate con l’occidente e assieme, sostenitrici e finanziatrici di gruppi molto molti vicini alle formazioni che fiancheggiano Isis o al Nusra o altri gruppi fondamentalisti islamici.

 

 

Nei giorni scorsi il ministero del Petrolio dell’Iraq ha invitato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad aprire un’indagine ufficiale sul contrabbando di petrolio ad opera dello Stato islamico in territorio iracheno.

«Chiediamo l’istituzione di una commissione d’inchiesta in sede Onu sul contrabbando di petrolio iracheno, e identificare le parti coinvolte in questo processo, che siano individui, aziende o paesi», ha detto un portavoce del dicastero di Baghdad. Mosca sorride e Ankara trema.

 

raffineria fb

 

Lo stesso portavoce ha spiegato che l’Iraq perde «dai 300 ai 400 mila barili di petrolio al giorno» a causa dell’inattività della raffineria di Baiji, situata nella provincia centrale di Salah al Din, dove sono attivi i miliziani dell’Is.

Non solo: «Daesh contrabbanda grandi quantità di petrolio iracheno dai campi di Ajil e Hamrin, nella provincia di Salah al Din, attraverso la provincia settentrionale di Ninive, e da lì fino al confine. Questa attività certamente finanzia le loro operazioni», ha concluso il portavoce.

 

 

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