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mercoledì 18 Settembre 2019

L’Italia che inquina
e paga pure per farlo

Stop ai sussidi per gas, petrolio e carbone e introduzione di una carbon tax. Ricetta di Legambiente per la lotta ai cambiamenti climatici, risparmiando quattrini, aumentando la qualità dell’aria e il livello di salute dei cittadini. Obiettivo: contenere l’aumento delle temperature globali

L’Italia regala quasi 15 miliardi di euro l’anno ai produttori di combustibili fossili per avvelenare l’aria che respiriamo. Lo mette nero su bianco Legambiente nel recente rapporto “Stop sussidi alle fonti fossili”. Scoprire quali sono le voci del bilancio dello Stato che ingrassano le tasche di Big Oil non è facile.

 

Ognuna compone una ramificazione articolata di aiuti diretti e indiretti, che raggiungono la vertiginosa cifra di 14,7 miliardi di euro ogni anno.

 

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Vediamo le principali: esoneri delle accise sui carburanti (15 voci), sconti, regali per trivellazioni (esenzioni dal pagamento delle aliquote per la produzione di greggio), Cip6 (aiuti prelevati dalla bolletta per impianti inquinanti), sussidi per centrali da fonti fossili nelle isole minori, per le imprese energivore (sconti per i grandi consumatori di energia), finanziamenti per progetti internazionali (quasi 2 miliardi di euro l’anno), aiuti per strade e autostrade (si privilegiano rispetto alle ferrovie).

 

Tutte queste attività, dice l’organizzazione ambientalista, “inquinano, danneggiano la salute e sono la principale causa dei cambiamenti climatici”. Quelli contro cui il governo italiano si è impegnato a lottare nella Conferenza mondiale sul clima a Parigi. Ma è davvero così?

 

Legambiente rivendica intanto un’operazione trasparenza: “È Inaccettabile – dice il vice presidente Edoardo Zanchini – che vi sia ancora una censura sui numeri dei sussidi da parte del governo e dell’Autorità per l’energia.

 

Tagliare gli aiuti di Stato ai petrolieri e introdurre una carbon tax (in linea con altri Paesi) sarebbe un buon punto di partenza. Un’equa fiscalità ambientale potrebbe dimostrare che gli investimenti in fonti rinnovabili e in efficienza energetica convengono di più, anche senza incentivi pubblici. Ma i colossi dell’energia italiana soffiano sul collo del governo.

 

Eppure una decarbonizzazione del pianeta sarebbe auspicabile e necessaria per contenere le temperature globali entro i 2°C, visti gli effetti ambientali e sociali sempre più drammatici dovuti all’aumento della CO2 nell’atmosfera.

 

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Secondo le stime del Fondo monetario internazionale (Fmi) – che chiede l’istituzione di una carbon tax globale – nel 2015 i governi hanno speso 5.300 miliardi di dollari in sussidi alle fossili. Cifra che corrisponde al 6,5% del Pil mondiale e più della spesa sanitaria totale di tutti i governi del mondo.

 

Mentre un freno immediato agli aiuti si tradurrebbe nel raggiungimento della metà dell’obbiettivo dei 2°C e in una riduzione di circa 750 milioni di tonnellate all’anno di CO2. Vantaggio non da poco.

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