• 28 Febbraio 2020

Turchia oscura: ucciso il
capo degli avvocati curdi

Ucciso stamani a Diyarbakir, nel sud est della Turchia, del capo degli avvocati curdi locali, Tahir Elci. L’uomo è stato raggiunto da colpi di pistola durante un incontro pubblico. L’attacco sarebbe arrivato da un’auto. La sparatoria è avvenuta dopo una conferenza stampa nel centro storico di Sur – ora messo sotto coprifuoco – in cui Elci e altri avvocati avevano denunciato i danni provocati dal conflitto tra l’esercito e il Pkk curdo. Nella sparatoria sarebbe rimasto ucciso anche un poliziotto e altri 3 risultano feriti. Feriti anche 3 giornalisti.

 

Avvocato per i diritti umani molto noto nel Paese, Tahir Elci era stato in carcere per aver sostenuto in tv di non considerare il Pkk una organizzazione terroristica. Killer sfuggiti alla polizia, che in compenso ha respinto con cannoni ad acqua gruppi di manifestanti che protestavano lanciando pietre. Nel centro storico di Sur, dove è avvenuta la sparatoria, era già stato imposto un coprifuoco. Scontri tra polizia a manifestanti anche a Istanbul. La polizia ha disperso con cariche e cannoni ad acqua le persone, migliaia, che si erano riunite per un corteo di solidarietà.

 

Dai carceri turchi intento una lettera dei molti reporter imprigionati. Lettera aperta ai leader Ue per chiedere di non chiudere gli occhi sulle “pratiche che violano i diritti umani e la libertà di stampa” della Turchia in cambio di un accordo sulla crisi migratoria. A inviarla dal carcere di Silivri a Istanbul, dove vengono detenuti da giovedì sera, sono Can Dundar ed Erdem Gul, direttore e caporedattore di Cumhuriyet, quotidiano di opposizione. L’appello viene lanciato alla vigilia del summit tra Ue e Turchia a Bruxelles.

 

“Il primo ministro della Turchia, che incontrerete questo fine settimana, e il regime che rappresenta sono noti per le loro politiche e pratiche che violano i diritti umani e la libertà di stampa. Speriamo che l’incontro produca una soluzione duratura a questo problema. Vorremmo anche sperare che il vostro desiderio di porre fine alla crisi non si metterà sulla strada della vostra sensibilità verso i diritti umani, la libertà di stampa e di espressione come valori fondamentali del mondo occidentale”, scrivono i due giornalisti, accusati di “spionaggio” per un articolo in cui documentavano il passaggio di camion carichi di armi dalla Turchia alla Siria.

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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