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mercoledì 16 Ottobre 2019

L’Algeria del ‘quasi golpe’
nuovo fronte Mediterraneo

Dopo anni di tensione, è scontro armato in Algeria fra arabi e berberi nella regione di Ghardaia, a sud di Algeri. I berberi, il 30% della popolazione, sono marginalizzati dalla maggioranza araba. Mentre Abdel Aziz Bouteflika, 77 anni, presidente despota e inabile che appare burattino. Di chi?

Il sempiterno presidente algerino

Abdel Aziz Bouteflika, 77 anni, colpito da ictus nella primavera del 2013, dopo mesi in un ospedale parigino, rientra ad Algeri su una a sedia a rotelle e viene rieletto nell’aprile 2014 per il 4° mandato consecutivo.

Un poco credibile con l’81,53% dei consensi mentre l’opposizione parla di brogli elettorali anche in considerazione della modesta affluenza alle urne del solo 51,70% dei votanti.

Scomparso dalla vita politica, Bouteflika appare sporadicamente alla TV nazionale in occasione dell’arrivo di delegazioni straniere, senza mai parlare. Un’effige muta, un autorevole pupazzo. Manovrato di chi?

 

algeria presidente fb

 

Servizi segreti e Toufiq

Il colpo di mano a settembre, col licenziamento del potente capo dell’intelligence algerina, Mohamed Mediene, noto come Toufiq, addestrato negli anni ’70 dal KGB sovietico e per oltre 25 anni capo e spina dorsale del regime, il Département du Reinsegnement et de la Sécurité (DRS).

Alla sostituzione di Toufik, preparata da mesi, segue la graduale estromissione di suoi numerosi fedeli a opera del capo di Stato Maggiore, Ahmed Gaid Salah, e dal numero due del Servizio, Athmane Tartag.

A novembre 19 esponenti politici algerini sollevano dubbi sulle reali capacità fisiche e mentali di Bouteflika. Tutti i firmatari sono personalità fedelissimi del presidente. Che sta accadendo?

 

algeria toufik fb

 

Lotta di potere

E’ chiaro dunque che nel Paese sia in corso una lotta fra i gruppi interessati ad assumere il controllo del potere in una fase in cui l’Algeria, con pesanti passivi di bilancio, riduce la spesa pubblica e i sussidi sui beni di prima necessità dando avvio anche a una massiccia attività repressiva.

 

Contestualmente è in atto un piano per la protezione di uffici, residenze presidenziali e aree intorno allo spazio aereo, segnalando il timore di un colpo di Stato in forma cruenta.

 

 

L'ex capo dell’intelligence algerina, Mohamed Mediene, noto come Toufiq
L’ex capo dell’intelligence algerina, Mohamed Mediene, noto come Toufiq

 

25 anni fa il FIS

Per comprendere ciò che accade oggi in Algeria e ipotizzarne il futuro prossimo occorre rivisitare il 1991 quando il Fronte Islamico di Salvezza (FIS) vince il primo turno delle prime elezioni legislative e l’esercito interrompe il processo elettorale, costringe presidente e governo in carica alle dimissioni e nomina un governo provvisorio.

 

Si scatena una feroce guerra civile fra l’ala armata del FIS e l’esercito che assume il potere insieme al Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) ed entrambi si impossessano dell’intera economia statale ponendo fine al sistema socialista.

 

 

Protettori interessati

Solo nel 1998 USA e Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iman e Qatar) impongono un negoziato di pace.

 

Con un piano politico economico: liberalizzazione del mercato con apertura alle multinazionali delle risorse energetiche di gas e petrolio, amnistia per i militanti pronti a consegnare le armi, gestione di settori dell’ import-export ai vertici militari, aiuti economici ai capi islamici nel commercio interno e nella piccola industria.

A garanzia degli accordi USA e CCG, impongono come presidente Abdel Aziz Bouteflika. .

 

 

Partiti islamici per ora moderati

Gli attuali Partici islamici si limitano a fare ostruzionismo sulle proposte di legge giudicate laiche.

Partiti come El Islah, Ennada e il Movimento per la Società e la Pace che si sono presentati alle parlamentari del 2012 sotto la bandiera dell’Alleanza dell’Algeria Verde (ottengono solo 48 seggi dei 462 e alle amministrative conquistano la vittoria solo in 10 municipalità su 1541.

 

In questo quadro, con le istituzioni paralizzate, la lotta per clan e una corruzione mai prima raggiunta il malcontento cresce in modo esponenziale e, come accaduto in passato, non mancherà di manifestare il suo disagio, che potrà non essere solo un’altra ‘rivolta del pane’.

 

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