I servizi di intelligence occidentali sono ora alle prese con tre grandi quesiti. 1) Isis sta usando la crittografia avanzata per nascondere le sue operazioni? 2) Isis ha la capacità di hacking per attaccare infrastrutture critiche nazionali? 3) Che cosa si può fare per combattere la strategia di reclutamento Isis attraverso i social media?
La sola cosa che la dirigenza Isis nella sua macabra ideologia medievale salva della modernità è la tecnologia. Quella degli armamento più Internet. L’uso abile dei social media e della messaggistica criptata -scrive Misha Glenny sul Times di Londra- ‘è stato fondamentale per la sua espansione’.
Da mesi funzionari della sicurezza hanno avvertito che i sempre più potenti sistemi di crittografia introdotti dalle più grandi aziende della Silicon Valley, come Apple e Google, stanno aiutando i miliziani Isis nel nascondersi “in plain sight”, in bella vista, senza sforzi per farlo.
Certo, il gruppo sta usando reti sicure, come Telegram Messenger, sino a spingere l’azienda fondata da Pavel Durov -Russia Mark Zuckerberg- a chiudere decine di account ritenuti associati con Isis.
Un anno fa Robert Hannigan, il direttore del GCHQ, lo spionaggio elettronico britannico, aveva criticato aziende come Twitter e WhatsApp per aver messo a disposizione di terroristi e criminali strumenti divenuti ‘reti di comando e controllo’.
Le sue osservazioni facevano parte di una pressione anglo-americana su Silicon Valley per includere nel software ‘back doors’, porte di accesso nascoste, per permettere al GCHQ, alla National Security Agency e altre agenzie di intelligence amiche, l’accesso alle reti.
Silicon Valley ha replicato sostenendo che l’inclusione di quegli accessi avrebbe reso i sistemi stessi molto più vulnerabile agli attacchi di Isis e dei criminali informatici.
Ma dopo gli attentati di Parigi, il dibattito sulla crittografia è esploso nuovamente.
Al Senato Usa c’è un movimento bipartisan tra repubblicani e democratici per introdurre una nuova legislazione costringendo le aziende americane a dare la NSA un maggiore accesso alle reti.
Ma coloro che cercano di aumentare i poteri delle agenzie di spionaggio digitali hanno subito un duro colpo giovedì scorso, quando è emerso che i terroristi usavano telefoni non criptati e si normali sms lasciando una vasta traccia digitale, che ha consentito alla polizia francese di arrivare ad Abaaoud e al suo nascondiglio a St-Denis.
Per fortuna quindi, gli affiliati Isis stanno ancora facendo errori di base nella loro sicurezza digitale. Mentre GCHQ e la NSA hanno svolto un ruolo fondamentale nell’individuare Mohammed Emwazi, il mozzateste britannico noto come Jihadi John, poi ucciso con un attacco di drone americano.
L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che la scorsa settimana Isis aveva iniziato a chiudere gli internet caffè nella sua roccaforte di Raqqa, evidentemente temendo che la sua sicurezza digitale fosse sotto attacco.
Conclusione del Times britannico: per il momento, i terroristi si affidano all’incompetenza dei servizi segreti, come avvenuto negli attacchi di Parigi.
Allo stesso modo, le spie digitali GCHQ e NSA si affidano a l’incompetenza dei terroristi.
Ma questo non significa che la gara nel cyber-spazio sia superata.
Nessuno ha ancora sviluppato un antidoto per la capacità di Isis di reclutare giovani musulmani disillusi per diffondere il suo messaggio.
Cyber-spazio con un ruolo fondamentale nella lotta contro Isis, mentre la più grande vulnerabilità è destinata a rimanere il fattore umano.
While cyber-space will play a key role in combating Isis, the greatest vulnerability of all is likely to remain the human factor.
Cyber-terrorismo, neologismo che tenta di definire una nuova forma di terrorismo di tipo informatico. Interpretazioni più aperte tendono a confonderlo con i suoi derivati tra i quali cyberwar, cybercrime. Il confuso linguaggio terroristico ha creato zone d’ombra in cui concetti quali cyber-terrorismo non trovano una classificazione. Ma il paradosso nasce dall’assenza di una vera definizione di terrorismo. Tutt’ora non esiste una definizione di terrorismo accettata comunemente dai maggiori attori della politica mondiale.