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lunedì 16 Settembre 2019

DOCUMENTO
La volta in cui le spie
fecero intelligence europea

Un racconto di spionaggio fatto da Aldo Madia quasi fosse una testimonianza diretta. Una storia vera e mai svelata. Ma il racconto diventa di drammatica attualità oggi e utile spunto di riflessione per la politica nei confronti del misterioso mondo dei servizi con troppi segreti inutili

Israele nel 2000. Lo stallo dei colloqui di pace israelo-palestinesi iniziati a Oslo nel settembre 1993, il fallimento del tentativo statunitense raggiungere l’accordo nel vertice di Camp David nel luglio 2000, e poi l’ingresso alla spianata delle Moschee a Gerusalemme del futuro premier israeliano Ariel Sharon con la scorta di centinaia di poliziotti israeliani in tenuta antisommossa.

La provocazione di quel 28 settembre fu l’avvio di uno scontro -la seconda intifada- che causò in un solo mese 123 morti e 5.862 feriti fra i palestinesi, 7 soldati uccisi e 30 feriti fra gli israeliani e la ripresa del conflitto armato tra i contendenti.

 

sharon moschee fb

 

La Commissione d’inchiesta sugli eventi disposta dal Dipartimento di Stato americano che ne nominò a capo l’ex Senatore George Mitchell non raggiunse risultati, salvo decidere il ritiro della Central Intelligence Agency dal ruolo ponte fra la sicurezza israeliana e quella palestinese.

Il vuoto creato dalla Cia venne colmato dall’inviato europeo Miguel Angel Moratinos con l’aiuto dell’allora ministro per la Sicurezza Europea Xavier Solana e l’incarico operativo affidato al suo ‘political adviser’.

Fu quest’ultimo a prendere i contattati con gli agenti dell’intelligence europea presenti a Gerusalemme e a proporsi come ‘coordinatore’ in un innovativo lavoro di gruppo di visibilità collettiva.

L’adviser sarebbe stato l’anello di congiunzione tra il livello tecnico-operativo degli agenti e quello politico europeo, e non soltanto.

 

 

Sul territorio l’attività del gruppo sarebbe ovviamente stata discreta e gli agenti avrebbero fatto ricorso solo alle proprie risorse continuando a svolgere i rispettivi compiti ai quali andavano aggiunti quelli indicati dall’adviser per la preparazione degli incontri collettivi.

L’adviser avrebbe informato i suoi referenti politici Ue mettendoli nella condizione di conoscere nell’immediato gli sviluppi del conflitto, le tendenze in atto, la possibilità di ridurre gli scontri, la realtà del territorio che andava spezzettandosi in particelle sempre più piccole e separate, frammentate da posti di blocco e zone di scontro.

Le regole erano minime: informare degli spostamenti il gabinetto dell’adviser, massima discrezione, nessun contatto con la stampa, ricerca del consenso delle rispettive Agenzie di appartenenza, condivisione delle informazioni sulla sicurezza, riservatezza su nomi e Paesi di appartenenza.

 

In una rara foto di 20 anni fa Xavier Solana allora segretario Nato e il suo stretto collaboratore Miguel-Angel-Moratinos
20 anni fa Xavier Solana segretario generale  Nato e il suo stretto collaboratore Miguel-Angel-Moratinos

 

 

L’adesione degli agenti fu immediata, spontanea, entusiasta pur essendo tutti consapevoli che avrebbero moltiplicato il lavoro, annullato il già scarso tempo libero, ricevendo in cambio solo problemi.

Ma prospettive e disegno meritavano ogni sforzo: era uno schema appena accennato, solo uno schizzo, ma tutti avevano la consapevolezza di partecipare a qualcosa di nuovo, all’embrione dell’Europa come auspicabilmente sarebbe divenuta.

Consapevoli che si trattava di un salto epocale: passare dal “need to know” al “need to share”, dal bisogno di sapere a quello di condividere.

Furono accantonate le rigide regole della compartimentazione e superati gli ostacoli burocratici che rendevano lo scambio informativo ingessato in formule e schemi che ne svuotano il contenuto.

Misero in comune contatti, conoscenze, esperienze, mezzi.

Gli incontri erano quotidiani, dove capitava, a spese proprie.

 

 

L’attività durò 4 anni nel corso dei quali fu possibile ottenere dalle formazioni palestinesi combattenti anche periodi di tregua unilaterale, la cooperazione per favorire un sensibile affievolimento del livello di scontro, la risoluzione pacifica dell’occupazione della Chiesa della Natività di Bethlehem da parte di oltre 100 combattenti palestinesi.

Ma i tempi non erano – forse – ancora maturi, troppo forti erano i tabù da superare.

In seno alla Comunità politico-diplomatica l’appoggio non fu mai convinto.

 

intifada fb

 

Le Agenzie degli operatori reagirono con cautela: non vietarono i contatti e non li incoraggiarono, limitandosi a osservare pur riconoscendo l’eccellente collezione informativa prodotta.

L’adviser svolse incontri anche con il Corpo diplomatico europeo a Gerusalemme e con i responsabili dell’intelligence israeliana: dagli uni e dagli altri ottenne solo un po’ d’attenzione non sempre convinta.

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