lunedì 17 giugno 2019

C’ERA UNA VOLTA
Crisi mondiali, le spie
e le sorprese evitabili

La funzione principale dell’intelligence è la previsione. Prendersela ogni volta con i servizi segreti che non hanno saputo prevedere è diventato un mantra. È accaduto spesso, più di quanto si possa immaginare, per cui tornare su vecchie storie diventa inevitabile. Nella seconda guerra mondiale…

Le due vicende oggi più note e citate si verificarono nel 1941, in piena Seconda guerra mondiale, a distanza di pochi mesi. In ambedue i casi le informazioni c’erano ed erano giuste: semplicemente non se ne tenne conto. La spia russa Richard Sorge, un tedesco che operava in Giappone, aveva informato con dovizia di particolari che la Germania stava per attaccare l’Unione Sovietica, ma Stalin non ci aveva creduto, convinto che la Germania intendesse rispettare il patto di non aggressione.

Il secondo caso fu l’attacco di Pearl Harbour: le informazioni raccolte erano corrette, ma mancò l’elaborazione d’insieme e l’iniziativa di utilizzarle. In ambedue i casi si parlò allora di ‘sorpresa’ nel momento dell’attacco, ma non era del tutto esatto.

 

Sorge copertina sito

 

Dalle pagine di numerosi diari o altre testimonianze conosciamo l’atmosfera di cupo sgomento che gravò sul Cremlino e che dopo qualche giorno la decisione di Stalin di fucilare molti comandanti (per altro non responsabili dell’accaduto) fu vista perfino con sollievo: almeno si era svegliato dal disperato torpore –si disse– e reagiva. Diverso ovviamente il modo con cui si reagì a Washington ma, in seguito nel dopoguerra, ci fu perfino un’inchiesta parlamentare sulla vicenda che pur fornendo ampia documentazione non risolse i dubbi fondamentali.

Tuttavia si tratta di casi storici e, prima di tacciare di inefficienza o miopia i servizi in generale, consideriamo che sono trascorsi tre quarti di secolo e che le nostre conoscenze attuali sono molto più ampie di quelle dell’epoca dei fatti: in altre parole noi giudichiamo dopo, non ci troviamo davanti ad elementi confusi che dobbiamo valutare.

 

pearl bn fb

 

Altra questione, fonte di ben altri errori, è quando nei confronti dell’attività oggetto di attenzione esiste un grave pregiudizio, un filtro che distorce l’immagine e non permette una corretta valutazione. Per motivi ideologici, i servizi tedeschi prima della Seconda guerra mondiale sottovalutarono sistematicamente il potenziale industriale-militare dell’Unione Sovietica: non era possibile per i tedeschi che un sistema disprezzato avesse fabbriche di armi in grado di produrne in quantità e qualità. Superata la crisi seguita all’attacco tedesco, in mezzo a difficoltà organizzative e con ritardo, la produzione bellica sovietica invece divenne massiccia e determinante.

Altro errore di ingenua sottovalutazione lo commisero gli americani nei confronti della marina imperiale giapponese: secondo un loro semplice ragionamento, non era possibile che i poco evoluti giapponesi avessero cannoni e siluri migliori di quelli prodotti negli arsenali Usa.

 

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Errori di stima – accompagnati da una notevole litigiosità tra le diverse componenti dell’intelligence Usa – si verificarono sin dai tempi della Guerra fredda, soprattutto riguardo le valutazioni economiche dell’Unione Sovietica. Oggi si parla della caduta del Muro nel 1989, ma l’autentica sorpresa fu il rovinoso collasso sovietico che arrivò relativamente imprevisto nel 1991.

Ai servizi Usa fu anche imputato di non aver saputo prevedere il crollo del regime dello scià in Iran, fatto che ebbe determinate ripercussioni, compresa la presa degli ostaggi nell’ambasciata di Tehran: la giustificazione fu che le previsioni c’erano, ma erano state elaborate da docenti universitari di origine iraniana notoriamente critici nei confronti del regime e quindi ritenuti non del tutto affidabili. Come dire che degli intellettuali schierati non c’è mai da fidarsi …

 

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