Privacy Policy Fine alla guerra in Siria per sconfiggere Isis -
domenica 8 Dicembre 2019

Fine alla guerra in Siria
per sconfiggere Isis

Isis in difficoltà in Siria e Iraq, colpisce in casa avversaria. Venerdì a Parigi. Ma prima era toccato al Libano. Sud di Beirut, campo profughi palestinesi e roccaforte del movimento sciita Hezb’Allah. Due kamikaze provocano 41 morti e 181 feriti: ritorsione per l’impegno sciita in Siria.

Parigi mentre Vienna decideva sulla Siria

Governo di transizione entro 6 mesi, poi l’approvazione di una nuova Costituzione ed elezioni a garanzia Onu entro 18 mesi. Sul destino politico di Bashar al-Assad forse hanno concordato qualcosa Obama e Putin al G20.

L’intesa prevede entro il 1° gennaio 2016 l’inizio di negoziati tra il governo siriano e l’opposizione disponibile, la formazione di un esecutivo di transizione composto dalle due parti entro 6 mesi e una tregua che consenta un’ efficace contrasto di Daesh/Isis.

 

I ministri degli esteri americano e russo
I ministri degli esteri americano e russo

 

Priorità alla lotta al terrorismo

Sarà la Giordania a proporre l’elenco dei gruppi armati operanti in Siria e ritenuti terroristi che verranno esclusi dalla tregua e dalla partecipazione al Governo transitorio.

Obiettivo del governo, entro 18 mesi, è la preparazione di una nuova Costituzione siriana per elezioni libere, parlamentari e presidenziali, con la partecipazione della diaspora.

L’accordo prevede un sensibile incremento dell’assistenza umanitaria.

 

 

L’accordo USA-Russia

In realtà, sin dal 29 settembre la Russia consegna la Consiglio di Sicurezza ONU un documento Risoluzioni ONU e contrasto degli islamisti radicali ancora appoggiati, in questa fase, da Paesi compiacenti tra cui Turchia, Arabia Saudita e monarchie del Golfo.

Nel mese di ottobre, il progetto russo assume un aspetto definito e concreto.

Il presidente Putin riceve a Mosca Assad che si dichiara pronta ad accettare il piano Usa-Russia e aggiunge di avere già integrato nel governo i partiti di opposizione che ne avevano fatto richiesta.

 

 

Oltre i soliti noti

Dopo contatti dei ministri degli esteri di USA e Russia con gli omologhi di Turchia e Arabia Saudita, alla fine di ottobre USA e Russia incontrano i partecipanti alle precedenti riunioni e invitano anche Egitto, Cina, Iraq, Iran, Libano, Oman, Unione Europea e Nazioni Unite.

La Russia porta ai colloqui anche l’Iran nonostante l’opposizione saudita.

Israele non è invitato ma riceve da Putin l’assicurazione che Mosca non interverrà sull’attività di Tel Aviv nella regione, non fornirà armi a Hezb’Allah, non consentirà azioni contro Israele da parte di milizie provenienti dalla Siria.

 

I compromessi Usa Israele

Il presidente americano promette al premier israeliano Netanyahu 50 miliardi di dollari di aiuti militari in 10 anni e promette che nei rimanenti 12 mesi di suo mandato presidenziale non muoverà alcun passo sul problema israelo-palestinese.

Mentre il quotidiano Haaretz rende noti progetti sulla costruzione di oltre 2 mila case per coloni in Cisgiordania a Est di Ramallah, il premier israeliano prova anche a far passare l’annessione israeliana delle Alture del Golan.

 

Mercato mediorientale

Sul Golan, rivendicato per prevenire il traffico di armi di Hezb’Allah ai gruppi armati vicini al presidente siriano nella parte siriana delle Alture, e sui nuovi insediamenti di coloni a danno palestinese, Obama rimane zitto.

Solo un funzionario della Casa Bianca dichiara che il futuro del Golan debba essere oggetto di un negoziato in linea con le risoluzioni ONU 242 e 338.

Rimane il mistero sul raid israeliano su Damasco il giorno dopo la visita a Washington del premier israeliano.

 

Il segretario di Stato Kerry e il diplomatico italiano De Mistura
Il segretario di Stato Kerry e il diplomatico italiano De Mistura

 

Assad verso l’epilogo

Il documento presentato dalla russi nella riunione di Vienna prevede anche che il presidente Assad abbandoni in questo periodo il potere a un governo transitorio per facilitare la formazione di un governo di unità nazionale e fronteggiare il terrorismo.

La Russia garantirà anche l’amnistia per tutti i combattenti delle opposizioni che dovranno assicurare di non perseguire né Assad né la sua famiglia.

La presenza militare Russa in Siria continuerà sotto l’egida di una risoluzione ONU nella quale si stabilisce che la Russia è il Paese garante dell’applicazione degli accordi raggiunti.

 

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