martedì 16 luglio 2019

C’ERA UNA VOLTA
Altra domenica di sangue ½ secolo fa a Derry-Irlanda

Un’eredità avvelenata a quasi mezzo secolo dai fatti. Irlanda del Nord, ‘Bloody Sunday’, la ‘Domenica di sangue’ nella città di Derry. I paracadutisti britannici aprono il fuoco contro manifestanti per i diritti civili. 14 morti tra cui sei minorenni. Ora l’esercito ammette la sue colpe ma..

Quattro giorni fa la stampa britannica ha reso noto l’arresto di un uomo di sessantasei anni senza rivelarne il nome completo, ma chiamandolo semplicemente ‘il caporale J’: all’età di ventitré anni, ‘J’ faceva parte del Parachute Regiment di stanza in Irlanda del Nord in servizio a Derry domenica 30 gennaio 1972, quando fu aperto il fuoco su una manifestazione per i diritti civili causando la morte di quattordici persone. L’episodio ricordato come «Bloody Sunday» a quarantatre anni di distanza resta ancora il più drammatico nel conflitto nell’Ulster dal secondo dopoguerra. Dopo l’avvenimento gli arruolamenti nell’Ira ebbero un incremento esponenziale: la stessa Ira li assorbì a fatica mandando in crisi perfino il sistema di addestramento. In altre parole la possibilità di limitare qualsiasi forma di violenza fu allontanata per almeno tre decenni, ovvero l’arco di una generazione.

30th Anniversary of "Bloody Sunday" in Derry

Sull’episodio furono condotte due inchieste. Una prima commissione – presieduta da lord Widgery – concluse i lavori rapidamente nell’aprile del 1972: furono accusati alcuni manifestanti – mai individuati però con certezza – di aver aperto il fuoco per primi e lanciato bombe provocando così la reazione dei militari. Con il passare del tempo e con la raccolta continua di testimonianze da parte dei familiari delle vittime, fu avviata una seconda inchiesta nel 1998 che si concluse nel 2010. Dopo quasi quarant’anni dai fatti e dopo aver prodotto cinquemila pagine raccolte in dieci volumi, la conclusione fu che aver aperto il fuoco era da considerarsi un atto ‘ingiustificato’ in quanto nessuno dei dimostranti era armato, né presso le vittime fu mai trovata alcuna arma od ordigno. Un’inchiesta giudiziaria per accertare le responsabilità diventava quindi inevitabile e necessaria.

Derry vittime a terra Bloody_Sunday_1972-2

Dopo la pubblicazione dei risultati della seconda inchiesta, David Cameron – primo ministro in carica nel giugno di quell’anno – si dichiarò profondamente addolorato e manifestò pubblicamente delle scuse attraverso uno schermo posto in Guildhall Square a Derry intorno al quale si erano raccolte diecimila persone. Come spesso accade quando è confessato anche indirettamente un crimine tremendo ci fu perfino un senso di sollievo leggermente euforico e gli animi si placarono. Nel 2012 però la polizia dell’Ulster annunciò che stava avviando un’inchiesta per omicidio che forse sarebbe ‘durata anni’. Nel frattempo si parlò anche di un’amnistia per i militari, ma non si tornò più sull’argomento. Probabilmente – senza timore di sembrare troppo maliziosi – la segreta e inconfessabile speranza di molti era quella di non riuscire a concludere un’inchiesta così complessa e lontana nel tempo.

L’arresto di pochi giorni fa riapre dunque una vicenda molto dolorosa che ha prodotto lacerazioni. Peggio ancora, dato che ad essere arrestato è stato un semplice caporale, rischia di innescare una serie di recriminazioni sulla condotta dell’intero reparto e quindi sulla responsabilità di comando. Altro punto poco chiaro è se sia possibile applicare una norma che riduce al minino eventuali pene per reati commessi nel quadro di disordini: dalla «Bloody Sunday» in effetti lo stato di emergenza durò per altri vent’anni, ma la norma è stata concepita da poco per risolvere decine di processi ancora pendenti a carico di militanti dell’Ira. Intanto un portavoce del governo britannico ha dichiarato che ‘indagini di polizia e processi’ non costituiscono materia di competenza governativa e il percorso giudiziario proseguirà. «Grazie comunque – concludeva – a tutti gli uomini delle forze dell’ordine che si sono sacrificati compiendo correttamente il proprio dovere»: anche agli investigatori di questa inchiesta.

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