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giovedì 5 Dicembre 2019

Guerra fredda e riarmo
Usa & Russia affari d’oro

Mosca sblocca la fornitura di missili antiaerei S-300 all’Iran innescando i timori di Israele e Arabia Saudita. Gli Usa puntano invece sui droni con l’Italia primo cliente, che sta comprando missili Helfire e bombe per i suoi Reaper da schierare in Afghanistan a supporto delle truppe Usa

Bloccato per anni, il 9 novembre è entrato in vigore il contratto che prevede la fornitura all’Iran dei sofisticati missili antiaerei S-300 da parte della Russia. Lo ha annunciato al Dubai Airshow 2015 Sergei Chemezov, responsabile della compagnia statale russa Rostec. Il primo lotto dei missili verrà consegnato entro 18 mesi dal momento in cui Teheran formalizzerà la scelta della tipologia di S-300 di cui intende dotarsi.

 

Missili s300 in postazione
Missili s300 in postazione

 

Una commessa da 800 milioni di dollari. Il contratto del 2007, era stato sospeso dall’ex presidente russo Medvedev nel 2010 sulla base della Risoluzione Onu contro il programma nucleare iraniano. Il congelamento della fornitura aveva innescato una disputa tra Iran e Russia. Il governo iraniano si è rivolto alla Corte di arbitrato dell’Aja denunciando la mancata consegna dell’arsenale missilistico e reclamando un risarcimento economico di quattro miliardi di dollari.

 

 

La svolta è arrivata l’aprile scorso nel pieno delle trattative di Vienna per un accordo sul programma nucleare iraniano, quando il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l’imminente sblocco della trattativa, facendo implicitamente pressione sulla comunità internazionale per accelerare i tempi sull’annullamento delle sanzioni imposte a Teheran. L’esecuzione del contratto consolida l’asse Mosca-Teheran e provoca, sul fronte opposto, timori che dagli Stati Uniti passano su Israele e Arabia Saudita.

 

 

Washington e Tel Aviv temono che con questa dotazione di missili l’Iran possa blindare i suoi siti nucleari da eventuali attacchi aerei. A preoccupare è la potenza del sistema dei missili antiaerei S-300. Un sistema che, descrive LookOut, è completamente automatizzato, ha tempi di preparazione di pochi minuti, una capacità d’inseguimento radar di 100 aerei o missili e di contrastere fino a 36 obbiettivi contemporanei. Inoltre la sua variante S-300B4, è in grado di colpire obiettivi situati fino a 400 km di distanza.

 

 

Nello scenario peggiore di parte israelo-americana, una volta ottenuti gli S-300, l’Iran potrebbe schierarli nelle sue isole nel Golfo Persico, puntando da vicino sugli obiettivi sensibili dell’area, tra cui le basi aeree di Ali al-Salem e Ahmad Al-Jaber in Kuwait e quelle di Al-Minhad e Al-Dhafra negli Emirati Arabi Uniti. Oppure i giacimenti petroliferi di Zakum e Shariqah e i giacimenti di gas situati nel nord del Qatar.

 

 

Mosca all’Arabia Saudita, che in più occasioni aveva chiesto di fermare la commessa all’Iran. Si tratta di armi di difesa, è la linea del Cremlino. “Se i Paesi del Golfo non hanno intenzione di attaccare l’Iran perché dovrebbero sentirsi minacciati?”. Il nodo di tutti i timori di Washington, Tel Aviv e Riad non esattamente difensivi, legati soprattutto a quanto sta accadendo in Siria e Iraq, dove l’Iran è in prima linea a difesa di Damasco, ma anche in Yemen, con l’Arabia Saudita impantanata nel conflitto con i ribelli sciiti Houthi.

 

Drone Reaper armato di fabbricazione Usa
Drone Reaper armato di fabbricazione Usa

 

Una corsa al riarmo generalizzata e una corsa a vendere. Gli USA stanno ora puntando sulla vendita di armi per droni, e dopo il Regno Unito, hanno ampliato l’offerta all’Italia e presto potrebbero fare lo stesso con Olanda, Francia e Turchia. Tutti Paesi che hanno acquistato dall’americana General Atomics il modello Reaper MQ-9. Washington inoltre potrebbe presto sfruttare i timori causati dal riarmo iraniano vendendo alle potenze del Golfo altri discussi e costosissimi F-35 della Lockheed Martin.

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