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martedì 15 Ottobre 2019

Road map della Russia
nel dopo guerra in Siria

Gli incontri di Vienna e in attesa dei colloqui in Oman. Il Cremlino tesse la sua tela per porre fine alla guerra civile siriana. Sette fasi guidate da Mosca, dal cessate-il-fuoco a nuove elezioni. Assad non ricandidabile ma la famiglia sì. Amnistia per i ribelli poi arruolati nell’esercito

I primi segnali di disgelo, i primi cenni concreti di accordo possibile, sono comparsi sulla stampa araba a fine ottobre. Raghida Dergham, editorialista e corrispondente diplomatica di Al-Hayat, scriveva che Vladimir Putin, dopo aver ottenuto importanti concessioni dagli Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia, aveva sviluppato un sistema di intese per una soluzione politica in Siria sciogliendo il ‘nodo Assad’.

 

russiria assad-putin-asylum  fb

 

Adesso è LookOut con di Luciano Tirinnanzi a fornire maggiori dettagli su accordi nel frattempo raggiunti. Con Mosca concentrata ad arrestare il caos a Damasco, per ottenere stabilità e garanzie rispetto alla propria presenza militare marittima a Tartus, e lungo tutta la fascia costiera siriana abitata dalle tribù alawite vicine alla famiglia Assad.

Ovviamente, rilevano in molti, la Russia, prima di avventurarsi nell’intervento diretto in Siria, ha predisposto per il Medio Oriente una sua strategia di lungo termine, con un occhio scontato all’Iraq di Isis, senza escludere Libia, Sinai e persino lo Yemen.

 

 

Le nuove rivelazioni arrivano dal quotidiano panarabo ‘Ash Sharq al Awsat’ stampato dall’Arabia Saudita. Forse un documento preparatorio del prossimo incontro diplomatico di novembre in Oman, al quale parteciperanno le delegazioni internazionali e le altre parti in causa della guerra.

Ecco i punti principali:

 

 

1. Le opposizioni al regime saranno considerate sostanzialmente due: chi accetta di negoziare con Bashar Assad e chi invece continua la resistenza armata.

 

 

2. I gruppi d’opposizione che accetteranno di sedersi al tavolo con il governo di Damasco, negozieranno un cessate il fuoco col regime. In seguito al negoziato, dovrà cessare l’invio di armi da parte degli ‘sponsor’ delle opposizioni siriana.

 

 

3. Le forze siriane in campo avvieranno negoziati per un accordo sull’amnistia e al rilascio di tutti i prigionieri. Saranno indette elezioni presidenziali e parlamentari anticipate che dovranno portare alla formazione di un governo di riconciliazione nazionale. La Costituzione siriana verrà modificata e i poteri del presidente saranno trasferiti al primo ministro.

 

 

4. La Russia si farà garante che Bashar Al Assad non parteciperà alle prossime elezioni, anche se viene lasciata aperta la possibilità di candidare membri della sua famiglia o uomini scelti tra i suoi collaboratori.

 

 

5. Tutti i gruppi dell’opposizione armata così come le milizie filo-iraniane saranno integrati nell’esercito siriano; punto molto importante per la stabilità e la sicurezza.

 

 

6. La Russia garantirà l’amnistia per tutti i belligeranti delle opposizioni, in cambio dell’impegno a non perseguire né Assad né i suoi familiari.

 

 

7. La presenza militare russa in Siria continuerà sotto l’egida ONU, con una risoluzione che renderà Mosca paese garante dell’applicazione degli accordi raggiunti.

 

 

 

 

Dettagli che partono tutti dalla tre ‘precondizioni’ raccontate da Raghida Dergham, con la premessa scontata del ruolo guida della Russia in Siria e in Medio Oriente.

 

1) Reciproco sostegno militare e di intelligence nella lotta a Daesh (ISIS);

 

2) Ritiro delle precondizioni che chiedevano l’abbandono da parte del presidente siriano Bashar al-Assad all’inizio della transizione politica, in favore di un suo abbandono graduale che accompagni la transizione;

 

3) Accordo per sostenere le istituzioni di Damasco considerate come parte integrante della soluzione politica, a differenza delle posizioni precedenti attraverso l’insediamento dell’opposizione.

 

TURKEY-RUSSIA-SYRIA-CONFLICT-DIPLOMACY

 

Un’uscita quasi onorevole per Bashar al-Assad per la transizione politica in Siria. E l’Iran accanto a Mosca, con i due Paesi che condividono la priorità la distruzione di Daesh con garanzie per la componente religiosa sciita a Damasco.

Una Russia che ha molta fretta di chiudere una guerra dispendiosa e insidiosa contro il terrorismo sunnita, per la Russia ‘cristiana’ che ha una forte minoranza musulmana al suo interno e confina con cinque repubbliche islamiche.

Per i risvolti economici, la Russia potrà partecipare alla ricostruzione della Siria. Il controllo russo sulla Siria avrebbe come corrispettivo il blocco dei gasdotti dal Qatar verso la Turchia conservando al Cremlino il ruolo leader nell’esportazione della materia prima in Europa.

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