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venerdì 20 Settembre 2019

Croazia elettorale
vecchi fantasmi
e nuove paure

Fantasmi del passato e nuove paure. La sinistra incalzata dai conservatori che cavalcano l’emergenza migratoria. Si teme l’alleanza con gli anti-euro neonazi. E si riaffacciano le frizioni etniche con la consistente minoranza serba interna. Grande Croazia nel nome di Franjo Tuđman

Gli sbarchi di profughi non si arrestano e migliaia di persone risalgono ogni giorno i Balcani, dalla Macedonia verso Nord. In Croazia, primo Paese Ue dei Balcani occidentali l’impatto è pesante, gli umori alterni, e oggi si vota con esito incerto. L’ondata di profughi non ha fatto bene al governo socialdemocratico, ma la destra che attrae con le sue promesse di cambiamento non sfonda, almeno così dicono i sondaggi che prevedono un testa a testa.

Le Legislative pare che si risolveranno con uno scarto di pochi punti, come già avvenuto il gennaio scorso alle Presidenziali, vinte con poco più del 50%, dalla prima presidente donna Kolinda Grabar-Kitarovic, esponente dei conservatori dell’Hdz, il partito ultra nazionalista fondato da Franjo Tuđman durante la guerra civile.

 

Zag tetti sito

 

Contendenti oggi. L’attuale presidente del Consiglio e segretario dell’Sdp Zoran Milanović, non certo uomo di spiccate tendenza di sinistra, con posizioni di chiusura sui profughi contestate a livello Ue. Dall’altra parte il leader della Coalizione patriottica e dell’Hdz Tomislav Karamarko.

Per tutte due le formazioni, il problema delle alleanze, frazioni politiche e partitino locali per dare la caccia al consenso degli indecisi tra i 4 milioni e mezzo di croati.

La sua coalizione di sinistra recita, incisiva, «La Croazia cresce, non si torna al vecchio». Ma il passato pesa da sempre sulla Croazia i cui trascorsi storici del secolo scorso -l’alleanza col nazifascismo italotedesco- ancora pesano.

 

 

Ma rimaniamo all’attualità. Un sondaggio nel mese di ottobre fatto fare dalla tivù croata Rtl ha assegnato un leggero vantaggio ai conservatori di ‘Coalizione patriottica’: 63 seggi contro i 60 di ‘Croazia cresce’. Gli altri 17 scranni dei 140 del parlamento andrebbero suddivisi tra le formazioni minori, tra le quali spiccano gli indipendenti di Most: i grillini croati emersi nell’ultimo anno che rifiutano qualsiasi etichetta e che potrebbero ottenere fino a 5 seggi.

La loro lista -alla italo grillina- rifiuta qualsiasi coalizione, ma l’Hdz ultranazionalista è convinta di potersi alleare con loro più dei socialdemocratici, ottenendo una maggioranza di destra.

 

 

Quadro ‘molto composito’ per un piccolo Stato come la Croazia dove, come gli altri Paesi dell’ex Jugoslavia, pesano ancora lacerazioni e memorie del conflitto etnico e politico del passato.

Anche in queste legislative del 2015 ci saranno i seggi dell’Unione democratica croata di Slavonia e Baranja di Branimir Glavaš, ex generale condannato per crimini di guerra contro i civili serbi e negli Anni 90, uno tra i fondatori dell’Hdz.

Quest’anno il leader della destra populista ed euroscettica è stato scarcerato dalla prigione di Mostar per una sentenza della Corte costituzionale che -vizi di forma- ha annullato il verdetto di primo grado.

Glavaš, che ha rispolverato vessilli nazisti ha fondato anche una milizia anti migranti.

 

Zag carta geo

 

L’invasione dei profughi dalla Siria rappresentata come minaccia serba. Scontri al confine per la gestione del flusso di disperati. Il governo denuncia le «camicie nere dell’Hdz».

In Croazia è prassi che gli otto seggi delle minoranze vadano alla coalizione vincente, ma una virata a destra in salsa ungherese farebbe nascere frizioni con i rappresentanti dei serbi, alimentando le divisioni mai sopite con i bosniaci, che tradizionalmente votano Hdz.

Si riaffacciano i fantasmi del passato, in un Paese in timida ripresa da sei anni di recessione e oggi ancora povero.

Deciso l’atteggiamento della potente chiesa croata che potrebbe scivolare su tentazioni di modello polacco decisamente anti accoglienza rispetto alla dramma migrazione.

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