• 24 Febbraio 2020

Osservatorio siriano
per i diritti umani,
sospetti su chi c’è dietro

Parliamo della guerra meno nota me non meno cruenta in corso in Siria. La guerra mediatica. A scoprire il fronte, la nuova protagonista Russia che non pare disposta a fare da bersaglio. ‘Esercito’ mediatico in campo, quell’Osservatorio Siriano per i diritti umani, organizzazione con sede a Londra, vicina all’opposizione siriana e considerata una delle fonti più attendibili da agenzie di stampa di tutto il mondo. Prendere o lasciare perché senza alternative minimamente credibili. A capo dell’Osservatorio , da qualche settimana al centro di critiche da parte del Cremlino.

 

I resposabile dell'osservatorio Rami Abdul Rahman
I responsabile dell’Osservatorio Rami Abdul Rahman

 

La notizia di bombardamenti di caccia russi su un ospedale da campo nel nord-ovest della Siria con l’uccisione di 13 civili, è stata smentita pochi giorni dopo. L’arrabbiata Maria Zakharova, portavoce di Mosca, ha parlato di ‘campagna informativa antirussa’. Non è la prima volta che la Russia critica le notizie dell’Osservatorio Siriano. Dubbi su altri episodi poco chiari: dall’abbattimento di droni inviati da Mosca nello spazio aereo turco, alle collisioni sfiorate tra caccia britannici e russi in Iraq, fino ai missili lanciati dal Mar Caspio dalle navi da guerra del Cremlino che sarebbero finiti in Iran e non in Siria.

 

Prima dell’intervento militare russo in Siria a sostegno di Bashar Assad, la storia di Rami Abdul Rahman era stata setacciata da diversi giornali, LookOut compreso. Sul New York Times nell’aprile del 2013, il direttore dell’Osservatorio Siriano per i diritti umani è stato definito uno “one man band”. Quarantaquattro anni, studi di marketing alle spalle, lontano dalla Siria da ben 15 anni, dalla sua casa di Coventry nella contea delle West Midlands al centro del Regno Unito, Rahman diventa inspiegabile punto di riferimento per gli analisti militari di Washington, così come per le Nazioni Unite.

 

200 informatori sparsi tra il Medio Oriente e il Nord Africa: oltre che in Siria, in Egitto, Turchia e Libano. Secondo il NYT, è Rahman personalmente a valutare ogni notizia che arriva, con un team di quattro collaboratori più un traduttore dall’arabo all’inglese che cura la pubblicazione dei flash sulla pagine Fb dell’organizzazione. Rahman afferma di avere i suoi contatti dai tempi della sua presenza in Siria, quando partecipava all’organizzazione di manifestazioni clandestine. Attivisti, ed ex militari dell’esercito regolare o semplici testimoni che entrano in contatto con lui tramite Skype. Dice.

 

‘Non sono finanziato da nessuno -ha dichiarato al NYT- Ho creato l’Osservatorio perché volevo fare qualcosa per salvare il mio Paese’. Difficile credere che dietro la principale fonte di informazioni sul conflitto siriano ci sia solo lui. Sospetti non solo dalla Russia. In questi anni la figura di Rahman è stata affiancata a governi, servizi segreti e centri di potere. Sospettati Qatar, Fratelli Musulmani, la CIA, Rifaat Assad, zio di Bashar Assad attualmente in esilio, l’Unione Europea che lo sosterrebbe con finanziamenti . E l’ombra del Paese ospite. Con foto di Rahman mentre esce dal ministero degli Affari Esteri.

 

Mesi fa un articolo interessante su Le Monde nella sua sezione dedicata ai blogger. “La crédibilité perdue de Rami Abdel-Rahman, directeur de l’Observatoire syrien des Droits de l’Homme”. Il quotidiano francese rileva un dettaglio stranamente sfuggito ad altri, cioè la mancanza di fiducia di buona parte dei sostenitori delle opposizioni siriane in campo rispetto all’Osservatorio. I siriani sospettano della figura di Rahman e della sua organizzazione, attenta esclusivamente a produrre informazioni senza verificarle in maniera seria come cercano di fare invece altre ong impegnate sul terreno.

 

Osservatorio siriano sito fb 600

 

Dubbi che si moltiplicato. 15 anni di assenza dalla Siria, sospetti sui suoi rapporti con i Fratelli Musulmani, suo presunto collegamento con i servizi segreti britannici e sulla possibilità concreta che tra le sue fonti vi siano elementi del regime di Damasco impegnati a creare disinformazione. Rahman in patria sarebbe visto non come un difensore dei diritti umani quanto come un manager di successo che sta fabbricando una visione della Siria a uso esclusivo per governi e media occidentali. Il vero e il falso in guerra è cocktail che per essere efficace deve essere ben amalgamato. Guerra mediatica.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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