Privacy Policy BASTIAN CONTRARIO Salgono i numeri economici ma anche le disparità al sud -
domenica 8 Dicembre 2019

BASTIAN CONTRARIO
Salgono i numeri economici
ma anche le disparità al sud

Meriti o meno del governo, il nord cresce. Il PIL della Lombardia davanti a Stoccarda, alla Catalogna, a Dusseldorf e alla regione francese del Rodano-Alpi. Milano seconda dopo Barcellona, ma insieme a Monza e Brianza diventa prima. Ma il Mezzogiorno di disparità ataviche stenta

I dati relativi allo stato economico dell’Italia, comunicati dal governo, vengono confermati almeno in parte da quelli della Lombardia e del Veneto. Oltre a Milano anche Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Varese, Mantova, Lecco e Como sono alcune delle province manifatturiere più specializzate d’Europa. Il PIL della Lombardia, se confrontato con le nazioni europee, la colloca al nono posto, davanti a Stoccarda, all’Oberbayern, alla Catalogna, a Dusseldorf e alla regione del Rodano-Alpi (francese). Milano sarebbe seconda (con 17,9 miliardi di euro nel 2012) solo a Barcellona, ma considerandola insieme a Monza e Brianza supererebbe anche la grande Barcellona.

 

Secondo una ricerca della Fondazione Edison la Lombardia è inoltre la regione europea con la più elevata occupazione manifatturiera, con 927mila occupati nel 2013. Inoltre, per il nono trimestre consecutivo, gli ordini di macchine utensili in Italia crescono. Luigi Galdabini, presidente di Ucimu-Sistemi per produrre, conferma che la produzione di “robot” va avanti in Italia e all’estero, grazie anche (come riconosce) alle misure del Governo per incentivare gli investimenti.

La conferma di un quadro positivo viene dal Veneto, dove il saldo occupazionale (a dicembre 2014 con il segno meno di 12.200 posti di lavoro) nel secondo trimestre 2015 vede una ripresa con il segno più, tanto che il governatore del Veneto Luca Zaia parla di una situazione del mercato del lavoro “sensibilmente migliore che nel resto d’Italia”.

 

Non deve alimentare eccessivi entusiasmi il +0,1% del Mezzogiorno nel 2015, a confronto del +1,1% nel resto d’Italia, ma almeno (come certifica il rapporto Svimez ) si interrompe una caduta che durava da sette anni e Adriano Giannola -presidente della Società per lo sviluppo del Mezzogiorno- avverte che il divario con il Centro Nord si è allargato. Tra il 2008 e il 2014 il Sud ha perso il 13% del suo prodotto contro il 7,4% del Nord. L’industria meridionale ha perso 35 punti, il doppio del Nord e quasi il 60% degli investimenti. E un discorso analogo riguarda l’occupazione: nel Sud lavora solo 1 giovane su 4, e solo 1 donna su 5 (cifre che sono meno della metà della media europea).

 

Non a caso al Sud il 61,7% della popolazione è collocato nella fascia dei redditi più bassi, con un abitante su tre che si colloca a rischio povertà (al Nord la media è di 1 su 10). Il Bastian rileva semplicemente che questo è un film che vediamo da troppo tempo, e occorrono misure nuove e radicali (anche da parte del governo) che non siano soltanto il solito flusso di miliardi che poi Regioni, Comuni, Province ecc. del Sud si litigano per fare poi non si sa cosa (visti i risultati).

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