domenica 26 maggio 2019

‘Ghosty army’ alla Giletti, fiction nella guerra vera

«Ghosty Army», esercito fantasma, nome scherzoso del ’23rd Headquarters Special Troops’, che nella seconda guerra mondiale a Londra inventava storie, montature ed inganni, ma nella guerra vera. Tra i maestri assoluti dell’inganno guerresco l’americano Ralph Ingersoll, giornalista non a caso

Dagli albori dell’arte della guerra il sogno di tutti i comandanti è conoscere il proprio nemico e le sue mosse: sapere insomma cosa c’è ‘dietro la collina’ in tutte le epoche è sempre stato della massima importanza. Poiché però questo concetto è assai intuitivo, una delle manovre più frequenti è quella di mettere in bella mostra cose che invece inducano in inganno, in modo cioè da sfruttare a proprio vantaggio la curiosità altrui. Dalla mitologia ai poemi omerici e fino agli storici greci e latini, soprattutto gli antichi hanno dimostrato eccezionale abilità, come nel caso dei buoi fatti rientrare in stalla trascinati per la coda, perché in tal modo, osservandone le impronte, si sarebbe stati indotti a cercarli nella direzione opposta. Altrettanto importati furono gli esempi in cui l’inganno fu scoperto e basti pensare a Ulisse, maestro di stratagemmi, quanto abile nello svelare trabocchetti altrui.

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In tempi più recenti, con l’avanzata tecnologia a disposizione, i casi si sono moltiplicati, ma l’epoca d’oro di inganni e contro-inganni resta sempre la Seconda Guerra mondiale. In Nordafrica Rommel trasse in errore la ricognizione inglese con finte tracce di carri e mezzi in movimento ricorrendo a congegni che sollevavano nubi di sabbia nel deserto e gli alleati gli resero la pariglia quando disseminarono la campagna inglese di carri armati e aerei di legno e cartone destinati solo alle fotografie della Luftwaffe. Il D-Day un’intera armata attraversò la Manica giungendo dove non era attesa e ciò si deve anche al lavoro di mascheramento fatto per lunghi mesi: non si trattò solo di costruire mezzi finti, ma fu inventato anche un intenso traffico di messaggi radio tra armate che non esistevano se non sulla carta.

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Se queste vicende sono ormai famose lo si deve perché alla fine risultano difficili da occultare e un po’ perché rivelare un’astuzia vittoriosa –anche se postuma– da sempre una certa soddisfazione. Meno noti sono i personaggi che idearono queste operazioni e le loro storie: uno dei maestri assoluti fu l’americano Ralph Ingersoll (1900-1985) che prima della guerra era un famoso giornalista di successo, editore e direttore dei propri periodici dei quali il più famoso fu «PM», testata che ebbe vita breve, ma che anticipò molte innovazioni di cui si appropriarono i tabloid. Ingersoll, chiamato alle armi dopo l’entrata in guerra degli Usa, dopo un periodo in Nordafrica, dalla seconda metà del 1943 operò a Londra al comando alleato per l’Europa in una sezione che si occupava di ideare inganni, oltre a coordinare varie attività di propaganda di guerra.

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A Londra e negli Usa lavorava uno stuolo di giornalisti, illustratori e disegnatori per stampare e diffondere periodici od opuscoli rivolti sia alle proprie truppe che a quelle avversarie, mentre sul campo agiva un’unità denominata 23rd Headquarters Special Troops, o familiarmente «Ghosty Army», che attuava queste operazioni sul campo. La trovata dei carri armati gonfiabili non fu la sola ad avere successo e ad essere replicata: dal D-Day alla fine della guerra furono condotte in totale una ventina di operazioni simili, tra le quali la diffusione di rumori di mezzi in movimento o di cannonate – registrati e trasmessi per mezzo di potenti altoparlanti – per far credere ad un attacco imminente o realizzare altri falsi obiettivi allo scopo di distrarre il nemico da quelli veri. Nelle ultime fasi della battaglia di Berlino anche i sovietici usarono altoparlanti per diffondere i rumori della costruzione di un ponte sulla Sprea, ma ormai le difese tedesche erano crollate.

 

POI LE FICTION MODERNE

Da Hemingway a Giletti, dal giornalismo alla fiction

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