Dispetti navali Usa-Pechino per le isole del Mar Cinese

Cacciatorpediniere americano a 12 miglia dalle isole Spratly rivendicate da Pechino. Senza avvertire la Cina. Tensione nel Mar Cinese Meridionale. Sfida del Dipartimento della Difesa USA che nega la sovranità cinese su quelle isole artificiali e le considera acque internazionali

La storia precedente già raccontata da RemoContro

https://www.remocontro.it/2015/09/25/cina-lisola-non-ce-dove-gli-aeroporti-crescono/

Gli Stati Uniti tornano a sfidare Pechino del Mar Cinese Meridionale inviando il cacciatorpediniere ‘USS Lassen’ a 12 miglia dalle isole artificiali Spratly, rivendicate dalla Cina. Sfida aperta, col Dipartimento della Difesa USA che non ha avvertito la Cina di questa manovra, visto che esercita ‘il diritto della libera navigazione in acque internazionali’. Una risposta del Pentagono alla sfida del mese scorso in Alaska quando cinque navi da guerra cinesi passarono a largo all’interno di quelle che gli Usa dichiarano come loro acque territoriali, rivendicando la libertà di navigazione.

Il suo ministro degli Esteri, Wang Yi, ha semplicemente invitato gli Stati Uniti a “Non creare problemi dal nulla”. Ma la disputa per le Spratly è destinata a proseguire. Gli Usa hanno annunciato una serie di missioni di pattugliamento che saranno effettuate in altre isole contese tra Cina, Giappone, Vietnam, Filippine, Taiwan, Brunei e Malaysia. E torna la storia delle Isole Spratly, arcipelago del Mar Cinese Meridionale formato da 750 tra isolette, atolli e barriere coralline, dove ormai da anni è in corso una sfida politico militare tra Pechino e Washington.

Puntata precedente, il ministro della Difesa Usa Carter che a maggio ad Hanoi, Vietnam, ha annunciato che gli USA sono pronti daqre decine di milioni di euro per l’ex nemico per l’acquisto di navi militari per il pattugliamento delle acque contese nella regione. Le isole Spratly. Annunciando inoltre che gli Stati Uniti non intendono spostarsi dall’area. ‘Non stiamo cercando di militarizzare la situazione’ -dice Carter ma ribadisca- ‘Dalla fine della guerra mondiale siamo e la principale forza militare in questa regione e continueremo a esserlo’.

Pechino silenziosa, continua a costruire isole artificiali nell’arcipelago delle Isole Spratly con piste d’atterraggio. La linea della Cina -come ricorda bene LookOut- è tracciata nel libro bianco “La strategia militare della Cina”, pubblicato nel maggio scorso. Nel testo Pechino ha dichiarato che continuerà a perseguire l’obiettivo di difendere gli interessi del Paese in Asia, e dunque anche nel Mar Cinese Meridionale. Anche a costo di strappare al mare migliaia di ettari di terreno(le Spratly) o di ‘dover’ rafforzare la marina militare con una portaerei, sottomarini e altre navi da guerra.

Strategia energetica dei colossi sul Pacifico. Nelle acque dell’arcipelago conteso non vi sarebbero giacimenti di petrolio o gas off-shore importanti, ma al largo delle Spratly transita più della metà del commercio marittimo mondiale di idrocarburi: miliardi di barili di petrolio all’anno e centinaia di miliardi di metri cubi di gas naturale. Monitorare questo flusso significa avere il controllo degli approvvigionamenti energetici di quasi tutta l’Asia. Impensabile che la Cina intenda fare un passo indietro nelle Isole Spratly, dove a contendersi gli atolli sono anche Vietnam, Taiwan, Malesia e Filippine.

Ora, questo rilancio Usa la cui finalità, ad una prima lettura, sfugge.

 

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