Foto e testi di Vittorio Giannella, tratte dal web magazine www.travelglobe.it a cura di Federico Klausner.
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Foto 1. Torre Colimena e masseria – Da queste coste si salpava per commerciare col mondo dell’est, e i romani la congiunsero alla capitale con la Via Appia e la Via Traiana. Coste disseminate di torri d’avvistamento che fungevano da sentinelle alle incursioni saracene. Una terra dove uomini e culture si sono incontrati, scontrandosi e confondendosi; greci e latini, normanni e arabi, francesi e spagnoli.
Foto 2. Antiche residenze, ricoveri in pietre dei pastori sono state riportate a nuovo splendore, trasformate in resort confortevoli, senza alterare la loro struttura originale, come la masseria Cervarolo.
Foto 3. Gamberi viola dello Jonio, una vera prelibatezza che viene pescata dai settecento a mille metri i profondità, molto apprezzata dai gourmet francesi. Alto l’apporto di potassio, fosforo e vitamine. Vanno degustati crudi a poche ore dalla pesca, con un goccio d’olio e limone, a volte si trovano con le uova di un colore blu intenso. Il fermo biologico è a settembre nello Jonio di Gallipoli.
Foto 4. Da qualche anno la Puglia sembra essere l’unica regione immune dalla crisi turistica, spettro di tutta Italia. Qui i turisti raddoppiano, e le masserie del seicento circondate da vigneti e uliveti, dove si respira un’atmosfera di assoluto relax sono sempre più richieste. Come la tenuta del Barco di Emeira dove la colazione si fa davanti all’orizzonte marino di Pulsano.
Foto 5. La cucina locale salentina si basa sul pescato locale di giornata, come queste linguine alle cozze e scampi di un piccolo ristorante a Torre San Gregorio. Basta un piatto così per cominciare un viaggio tra i sapori pugliesi.
Foto 6. Sapore morbido e fragrante, profumo delicato di affumicato, queste le caratteristiche del capocollo di Martina Franca, presidio slow food. Non è vasta l’area di produzione di questo insaccato pugliese che utilizza la parte nobile del maiale, il collo muscoloso e con poco grasso . Il centro rinomato è il borgo bianco di Martina Franca, e i comuni che si affacciano sulla val d’Itria, per una produzione annua di 350 quintali. Per l’affumicatura si utilizzano le cortecce della quercia trojana ed essenze della macchia mediterranea.