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martedì 15 Ottobre 2019

Tasse si tasse no tasse ma
Meno tasse ma troppi twitt

Dichiarazioni roboanti, troppe. Riforme di portata limitata dai numeri. Tassa sulla casa contro la ‘gelata’ sul mercato immobiliare. 3000 ero di contante, più’ lite di bottega che problema reale. L’aborrito ‘Canone’ Rai e per i poveri una goccia nel mare dei bisogni

Con dichiarazioni roboanti, si sta facendo passare questa finanziaria come la prima che riduce le tasse, dopo una lunga serie di aumenti. Per molti versi è vero, ma la portata è certamente limitata, considerati i vincoli stringenti con cui il governo ha dovuto fare i conti. Comunque, c’è del buono.

A partire dall’eliminazione della tassa sulla prima casa, la cui imposizione nel 2111, in una situazione di vera emergenza, ha provocato una autentica “gelata” sul mercato immobiliare. Si tenta, in questo modo, di scuotere le compra vendite.

Le famiglie, dal canto loro, potranno disporre di qualche centinaio di euro in più, da spendere per alimentare i consumi. Quest’ultima è solo una speranza, considerando che moltissime famiglie saranno costrette, con quei soldi, a tamponare i debiti contratti per far fronte alle necessità correnti. Comunque, è già qualcosa.

 

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La tassa sulla televisione viene diminuita a cento euro, da pagare nella bolletta Enel. Il fatto è opinabile. Molte le proteste, immagino principalmente da quelli che non l’hanno mai pagata. Su questa tassa si dovrà ampiamente discutere perché è realmente insopportabile. Se andava bene quando c’era solo la Rai, con l’avvento delle televisioni commerciali comincia a sembrare un autentico sopruso. Vista anche la qualità dei programmi ammanniti dal cosiddetto ‘servizio pubblico’, che si è ben presto allineato alle televisioni commerciali, anche nell’enorme mole di pubblicità che raccoglie.

L’aumento della soglia di contante da mille a tre mila euro, a mio parere nulla toglie nulla mette. Gli evasori, quelli grandi che contano, dispongono di ben altri strumenti. La gente comune non so neanche se dispone di tremila euro al mese per poter vivere.

Quindi, ben vengano minori vincoli e ci si concentri, piuttosto, sugli strumenti veri ed efficaci per contrastare il fenomeno dell’evasione. Cui aggiungo anche quello della corruzione, che spesso vanno a braccetto. Su questo fronte qualcuno sembra essersi finalmente svegliato, viste le operazioni in corso in questi giorni. Speriamo che duri e che non sia il solito fumo negli occhi.

 

Slitta, invece, la flessibilità in uscita per le pensioni. Per adesso non se ne parla. Ci si dovrà accontentare della proposta di part time e dell’ “opzione donna” che lasciano qualche opportunità a coloro che, proprio, non ce la fanno più a lavorare, per motivi anagrafici o familiari. Non è una soluzione ma, al momento, i soldi non ci sono per fare una autentica “riforma della riforma”. Quella, come si ricorderà, introdotta quando il Paese, nel 2011, stava letteralmente per crollare.

Si rischiò, allora, di non pagarle proprio, le pensioni. Le disponibilità di cassa del Tesoro erano al lumicino, dopo l’attacco feroce portato dalla finanza internazionale al debito dello Stato. Purtroppo è questa la situazione e con essa dobbiamo confrontarci.

 

Dobbiamo aspettarci, piuttosto, qualche possibile aumento dei ticket sanitari, dopo che il fondo per la sanità è rimasto stabile a 110 miliardi, mentre la popolazione continua ad invecchiare e ad accumulare acciacchi. I comuni non potranno aumentare le imposte locali, ma lo potranno fare quelle regioni che sono in deficit sanitario (o ridurre le prestazioni).

Visto come vanno le cose, anche a livello di corruzione nel settore, è forse il caso di cominciare a pensare seriamente a ridurre, o accentrare, quei centri di spesa. Il loro decentramento è stato una autentica iattura. Lo ha detto chiaramente anche il ministro della sanità, Lorenzin. Si vedrà.

 

Qualcosa, ma non molto, è stato destinato al sociale e per intervenire marginalmente sulla povertà, ma è una goccia nel mare dei bisogni. Qualcos’altro è previsto anche per le partite Iva e per i piccoli operatori economici, ma per un intervento vero e sostanziale sulla detassazione delle imprese bisognerà attendere il 2017.

Si dice che questa è una manovra espansiva. Il tentativo c’è, ma sicuramente non esistono i margini per incidere con forza. Importante, piuttosto, il depotenziamento della “clausola di salvaguardia” che avrebbe comportato un ulteriore aumento dell’Iva e, pertanto, un aumento di prezzo di merci e servizi.

 

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Si spera nella ripresa dell’economia italiana per incrementare le entrate fiscali. Si amplia, intanto, il deficit di bilancio, con l’accordo dell’Europa, perché, ancora una volta, la riduzione delle spese correnti dello Stato è ben poca cosa. La cosiddetta “spending revue” si ferma a poco oltre il cinque mila miliardi. Il lavoro vero, per ridare slancio all’economia non solo italiana, ma europea, lo sta facendo Mario Draghi con la Bce.

Speriamo abbia la possibilità di continuare perché, se per disgrazia, i tassi dovessero invece aumentare per un qualsiasi motivo e la liquidità a disposizione del sistema ridursi, il nostro Paese, con il suo enorme stock di debito pubblico, sta sempre lì, sull’orlo del burrone. Pronto a crollarvi dentro.

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