• 27 Febbraio 2020

Un altro esercito siriano
ma laico e democratico
L’ultima illusione Usa

La Casa Bianca non gradisce. ‘Abbiamo visto il benvenuto con tanto di tappeto rosso riservato a Mosca per Assad, che ha usato armi chimiche contro il suo popolo. Un’accoglienza in contrasto con gli obiettivi dichiarati della Russia per una transizione politica in Siria’.

 

Il presidente siriano, già tornato a Damasco, ha espresso gratitudine alla Russia per l’aiuto ricevuto: Se non fosse stato per la Russia di Putin, l’Isis e gli altri gruppi terroristici che operano in Siria avrebbero “occupato territori molto più vasti’.

 

Il ministro della Difesa russo in risposta: ‘L’esercito siriano col “sostegno aereo” russo “è passato dalla difesa all’offensiva e ha liberato una parte del proprio territorio che era sotto il controllo dei miliziani dello Stato islamico”.

 

 

Accordo Usa-Russia sui cieli. ‘Assad 6 mesi e poi via’ – Una exit strategy di sei mesi per il presidente siriano Bashar al Assad. I media turchi rivelano un piano citando fonti riservate del governo di Ankara e tirano in ballo una mediazione della Nato.

 

L’Alleanza Atlantica smentisce ma sottolinea il suo supporto agli sforzi internazionali per trovare una soluzione politica. Sul futuro del presidente siriano, dunque, è buio pesto, mentre Russia e Stati Uniti trovano un accordo “tecnico” per evitare incidenti aerei nei sempre più affollati cieli siriani.

 

Syrian President al-Assad makes surprise trip to Moscow

 

Nella già infinita lista di milizie e alleanze nel caos delle forze irregolari che si contendono la Siria, arriva un nuovo protagonista. Nome ridondante: Esercito Siriano Democratico, Jasad in arabo, una coalizione schierata nientepopodimeno che “contro l’estremismo, per la democrazia e il laicismo”. Tutto quello che è da sempre mancato in Siria in questo quattro anni di massacro, tutto in un colpo solo.

E questo esercito ‘democratico e laico’ sarà formata in larga parte dalle milizie curde siriane con una partecipazione minoritaria di miliziani sunniti delle regioni settentrionali di Raqqa, Aleppo e Hasaka, e di assiri cristiani.

L’obiettivo dichiarato è ‘liberare Raqqa’, dal 2013 in mano all’Isis.

 

siria ribelli anti assad

 

Secondo media panarabi, la nuova coalizione potrebbe raggiungere la forza di 50mila uomini, si sarebbe già costituita al confine tra Turchia e Siria col sostegno statunitense per combattere lo Stato Islamico nel nord della Siria.

Queste almeno le speranze della sorprendente e incerta coalizione.

Secondo i suoi portavoce, sarebbero in corso contatti con gli Stati Uniti che nei giorni scorsi avevano annunciato di aver abbandonato il piano di addestramento di miliziani “moderati” da addestrare in Turchia e impiegare sul fronte a nord di Aleppo, dopo che i primi due reparti erano stati attaccati e poi assorbiti dalle milizie qaediste del Fronte al-Nusra.

 

Washington sembra ora preferire la carta curda, da sostenere nel nord est siriano.

Con qualche difficoltà diplomatica nei confronti dei Ankara che teme il rafforzamento dei curdi.

I turchi di Erdogan che proprio in quel settore avrebbero dovuto colpire l’ISIS e invece, a quasi tre mesi del loro intervento, si limitano ad attaccare le milizie curde del PKK, alleate dell’YPG

La formazione corda siriana il cui leader politico, Saleh Muslim, ha recentemente incontrato a Parigi il vice ministro degli esteri russo Mikhail Bogdanov, per una cooperazione militare con Mosca contro lo Stato Islamico.

 

 

L’alleanza Usa con il YPG curdo non pare certo ostile al regime di Bashar Assad. In diversi settori del fronte, le truppe siriane e le milizie curde combattono fianco a fianco contro le forze dello Stato Islamico.

Un aspetto contraddittorio nella sempre più confusa politica degli Stati Uniti che nel nord est sostengono/sosterrebbero il neonato ‘Esercito Siriano Democratico’ laico e anti Isis, mentre nel nord ovest riforniscono di armi -inclusi missili anticarro Tow- alle milizie appartenute all’Esercito Siriano Libero che combattono le truppe di Damasco e i loro alleati russi.

 

Combattenti curde
Combattenti curde

 

All’Esercito Siriano Democratico sarebbero state paracadutate 50 tonnellate di armi e munizioni, ma fonti dei ribelli siriani in Libano citate dal New York Times rivelano che il flusso di armi americane e delle monarchie del Golfo, gestito dalla CIA con i servizi sauditi e del Qatar, si è intensificato solo dopo l’intervento russo al fianco di Assad.

Con Mosca che maliziosamente chiede, ‘Dov’è questo Esercito Siriano Libero?’.

‘Tutto questo, come è successo nell’addestramento del personale militare, non finirà nelle mani dell’Isis?’.

Sospetto legittimo.

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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