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domenica 22 Settembre 2019

La paura della Russia
che soffia sul Baltico

Gara in un improponibile confronto militare con Mosca accentuato dalla crisi ucraina e dall’eco di quella siriana. Paure astratte, senza possibilità tecnica di confronto reale. Eppure le Repubbliche Baltiche stanno spendendo sempre di più in armamenti. Anche se mancano i soldati

Come nei Balcani, anche sul Baltico la storia tende a non passare mai e a riproporre gli stessi temi. Per due volte la sponda sud di quel bacino si è organizzata in repubbliche indipendenti, spazio cuscinetto tra le maggiori potenze dell’Europa settentrionale e centrorientale. Paesi troppo piccoli e di poca popolazione per valere lo sforzo di essere conquistati, e troppo piatti per poi essere difesi.

 

L’Estonia attuale si estende su poco più di 45 mila chilometri quadrati, più o meno quanto la pianura padana, e ha 1,3 milioni di abitanti: uno dei paesi meno densamente popolati al mondo.

 

La Lettonia è un po’ più grande, con una superficie di 64.500 chilometri quadrati, ma è egualmente poco abitata, con meno cittadini di Roma.

 

Anche la Lituania si trova in condizioni simili, disponendo di 65.300 chilometri quadrati e una popolazione di tre milioni e mezzo di persone.

 

Ma le tre Repubbliche vogliono loro eserciti per difendersi dal gelo che -sostengono- incombe dalle steppe russe.

 

baltici estonia sito

 

Ed ecco che le tre Repubbliche Baltiche stanno diventando ottime e inaspettate clienti al ‘War market’.

Dai dettagli di Analisi Difesa sappiamo che la Lituania ha acquistato 21 semoventi d’artiglieria tedeschi da 155 millimetri, 26 cingolati e 6 veicoli recupero ‘su scafo Leopard’ -tutti surplus dell’esercito tedesco- per 58,3 milioni di euro.

Un florido e poco conosciuto mercato dell’usato militare.

Infatti, segue un contratto per sostituire i vecchi obici trainati statunitensi ottenuti dalla Danimarca una dozzina di anni fa. Primi acquisti nel programma lituano di spesa militare che nel 2016 salirà del 35.2%, arrivando a 574 milioni di euro.

 

Di questi, la metà sono necessari a coprire le spese per il personale, dopo la decisione del governo lituano di ripristinare la leva in situazioni di crisi che coinvolge annualmente 3.500 persone, richiamate in servizio per 9 mesi.

Come scrive il Jane’s Defence Weekly, almeno il 20% del budget è destinato agli investimenti, all’acquisizione di nuovi equipaggiamenti.

Piccolo Paese, picco esercito, piccolo bilancio.

Ma ha senso entrare in gara armata con la Russia?

Non ha senso visto che alle spalle delle tre Repubbliche nane c’è la Nato. Ma tant’è.

 

Ufficiale lettone
Ufficiale lettone

 

Anche l’Estonia aumenterà nel 2016 le spese militari arrivando a 449 milioni di euro, con un ‘più’ di 37 milioni. Circa un quarto del bilancio è assegnato all’acquisto di nuove dotazioni: 44 veicoli da combattimento acquistati in Olanda per 25,2 milioni di euro, e 40 milioni per equipaggiamenti individuali e munizioni per la ‘Seconda brigata di fanteria’, e i 51 milioni necessari ad ammodernare basi e caserme e a costruirne una nuova per i contingenti della Nato.

 

Compiti di fureria per eserciti che, dati Wikipedia, registrano 6600 soldati in Estonia, 5500 in Lettonia, e ben 13510 in Lettonia. Di fronte al milione e 40 mila attribuiti alla Russia.

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