Afghanistan invece dell’Iraq
La prima notizia viene, ancora una volta, da Franco Venturini sul Corriere della Sera. Secondo il sempre informato collega, il prolungamento della missione americana in Afghanistan era stato anticipato in via riservata a Roma dal segretario alla Difesa Usa Ashton Carter. L’Italia, che con gli altri alleati mette parte degli ottocento addestratori è invitata a contribuire per un altro anno.
L’Italia, informa Venturini, ‘sarebbe impegnata a valutare la richiesta americana’, anche se tutti danno per scontato un sì a Washington. Difficile a questo punto dire di no, dopo che l’Italia sta ancora ‘valutando’ anche l’impiego dei suoi quattro Tornado in bombardamenti sull’Iraq. Di fatto sta cercando un modo elegante per non dire agli americani che non se ne farà proprio nulla.
Rischio sicurezza Giubileo
Sembra che Renzi non veda di buon occhio un nuovo impiego dei Tornado. Col Giubileo in arrivo, colpire l’Isis accresce il rischio di attentati. Ragionamento elementare anche senza l’Aisi o la sicurezza vaticana, ma qualcuno alla difesa non c’era arrivato da solo. E un impegno con gli americani era già stato preso. L’Afghanistan diventa così occasione riparatoria.
Ma non sarà affatto una partita facile. Con la minaccia di infiltrazioni Isis in Centrasia e i talebani che stanno conquistando terreno quasi ovunque.
L’Afghanistan ‘Carta di scambio’, scrive Venturini. Scambio di cosa? Ed ecco che esce fuori il ‘Triangolo’ -potente simbologia di vario genere- che aggiunge a Iraq e Afghanistan la Libia.
Geometria molto pericolosa.
Triangolo pericoloso
Se mai le parti in conflitto in Libia realizzeranno davvero un governo di concordia nazionale, l’eventuale missione Onu e/o Ue il Libia dovrà comunque prevedere la possibilità di un certo uso della forza. Ed ecco che l’insistenza italiana per vedersi riconoscere un «ruolo guida» dopo l’eventuale raggiungimento dell’accordo lascia perplessi. Qualcuno pensa davvero che il Libia potremmo cavarcela con una missione di assistenza, di addestramento militare e di aiuti economici, per ottenere la distruzione dei barconi utilizzati per i migranti?
Già quello sarebbe un rischio. Per non parlare di una eventuale missione di ‘peace enforcing’, una pace imposta con la forza, che -scrive Venturini da esperto- ‘richiederebbe l’utilizzo di decine di migliaia di uomini per essere efficace’. E in Libia l’Isis ha una sua importante e agguerrita testa di ponte.
Avventate voglie d’avventura
La diplomazia militare permette ripensamenti ma non una successione ininterrotta di scemenze. E l’ipotetico o scambio Afghanistan Libia appare una di quelle. Perché, dopo 14 anni d’intervento militare -più del Vietnam e con ‘effetti collaterali’ come l’ospedale di Kunduz- i talebani sono all’offensiva, e si affaccia anche la novità dell’Isis.
Mentre la società politica che si è riorganizzata a Kabul corrisponde al vecchio potere dei Signori della guerra. Un ‘grande affare’ davvero! Salvo che, la continuazione della guerra occidentale serva ad impedire nell’area torni l’influenza iraniana e soprattutto russa.