martedì 25 giugno 2019

Spadolini e l’Achille Lauro, retroscena e bugie di Stato

Sequestro Achille Lauro. I retroscena narrati da un testimone sul campo. Spadolini alla Difesa che spinge per un blitz dei nostri incursori. I militari che avvertono di probabili vittime civili. Craxi che frena e Andreotti che tratta con gli americani. Storia d’azzardi militari e di bugie politiche

A volte i personaggi potenti che poi diventano parte della storia, se ti capita di incrociarli, possono sorprenderti. Stiamo parlando del sequestro della nave Achille Lauro di cui, su vostra insistenza, dovrei raccontarvi qualche retroscena di una vicenda non ancora del tutto chiarita. Come ha ricordato RemoContro fui coinvolto come giornalista dell’agenzia Ansa.
A sorprendermi, e a crearmi anche qualche guaio personale, fu allora l’imprevedibile spirito battagliero dell’apparentemente pacioso Giovanni Spadolini. L’intellettuale mazziniano già direttore del Corriere della Sera, certamente milite esente, da ministro della Difesa diventa garibaldino, un interventista senza se e senza ma.
Tenuto a freno solo e con fatica dal Presidente del Consiglio Craxi, che già aveva a sua volta un gran bel carattere combattivo. A frenare, manco a dirlo, la saggezza curiale di Giulio Andreotti, ministro degli esteri, costretto a mediare con Casa Bianca e Pentagono che volevano dare ordini.

Le foto tra cronaca e storia. In copertina Spadolini fa la pace con Pino Bruno
Tris noto. In copertina Spadolini fa la pace col giornalista Pino Bruno

Ma andiamo con ordine e torniamo ai fatti nudi e crudi, come da buon giornalismo d’agenzia.
Dalla sera del 7 ottobre 1985, la data del sequestro, tutta l’Ansa fu mobilitata. E chi aveva contatti con fonti militari -allora li avevo- doveva scatenarsi.
Scoprii così che gli aeroporti militari di Gioia del Colle e Brindisi, il ‘3° Regional Operative Command’ di Martina Franca e le basi navali di Taranto e Brindisi erano tutti in stato di ‘massima allerta’. Marinai e aviatori tutti richiamati in servizio.
Ma una mia fonte, più che attendibile, aggiunse dettagli sui movimenti programmati in corso e anche sui retroscena politici turbolenti di quelle ore.

Ecco lo scenario politico italiano che stava provocando il dramma del sequestro Lauro.
Forti contrasti alla Difesa tra i militari e lo stesso ministro Giovanni Spadolini e tra Spadolini e il premier Craxi. Si litigava su ipotetiche azioni di guerra. Situazione tesissima.
Spadolini premeva per la soluzione militare, per un blitz, mentre i militari valutavano che un eventuale assalto alla nave da parte dei reparti speciali italiani avrebbe sì potuto avere successo ma ci sarebbero state sicuramente molte vittime tra gli ostaggi.
Terzo protagonista, Andreotti, dagli Esteri che avvertiva di come gli americani stessero progettando una loro una azione di forza, negando tra l’altro qualsiasi ipotesi operazione congiunta con gli italiani.

achille-lauro-bn palermo

Una situazione ingarbugliata e difficile persino da raccontare. Della diversità di vedute, peggio, delle tensioni e vere e proprie liti tra il ministro della difesa e gli esperti militari, ebbi conferma anche da altre fonti.
Un alto ufficiale mi disse che le difficoltà operative per un blitz su una nave piena di ostaggi erano incalcolabili. Una situazione senza alcun precedente da cui trarre spunti.
Intanto, nell’incertezza tra fare o non fare il blitz, l’ipotetica azione dei nostri assaltatori andava chiamata per nome, battezzata. E fu, «Operazione margherita».

Mai saputo il perché di un nome così poco aggressivo, avevo altro cui pensare allora, e adesso mancano i testimoni a cui chiedere.
Venni invece a sapere di quattro elicotteri decollati da Ciampino e Brindisi con decine di paracadutisti del 9° battaglione d’assalto Col Moschin e di incursori del COMSUBIN.
Mentre sull’incrociatore Vittorio Veneto già in navigazione verso l’Egitto c’era un altro gruppo di incursori. Il blitz sarebbe stato coordinato proprio dalla nave ammiraglia.

Insomma, l’Italia stava andando alla guerra.
Avevo per le mani una bella patata bollente, di quelle che possono scottarti le dita.
Pubblicare, non pubblicare, quanto e cosa dire? Domande cruciali del mestiere.
Temevo anche di cadere in qualche trappola. Stavo muovendomi tra segreti di Stato alla vigilia di una quasi guerra. Decisi con la direzione dell’Ansa di limitarmi all’essenziale, senza troppi dettagli. Evitai anche di citare il nome in codice dell’operazione. Ero consapevole della gravità della situazione.

Nel ‘lancio’ delle 10.57 dell’8 ottobre, la ‘notizia’ che arrivava allora via telescrivente in tutte le redazioni dei giornali, parlai della partenza degli elicotteri alla volta di Cipro “dove sarà allestito il centro delle operazioni per l’eventuale soccorso dell’equipaggio e dei passeggeri dell’Achille Lauro”.
Notizia secca e sobria, com’era nello stile dell’ANSA di Sergio Lepri.
Mi aspettavo reazioni alla diffusione della notizia ma non una smentita ufficiale da parte del ministro della difesa!
Spadolini, che era anche un abile giornalista, mi accusò –senza citarmi– di falso.

notizia ANSA foto

«Faccio appello al senso di responsabilità dei colleghi giornalisti perché non siano assecondate notizie di natura militare che avrebbero solo l’effetto di confondere e rendere più difficile il negoziato».

Spadolini ce l’aveva proprio con me!
Il mio telefono diventò bollente, squillava continuamente. Il direttore e giù a scendere nella linea gerarchica mi pressavano: “Sei sicuro“? “Non è che la tua fonte ti ha fregato“? “Qui rischiamo tutti di saltare in aria, Spadolini sta chiedendo le nostre teste“.
A mentire era il ministro, ma ad essere smentito, accusato indirettamente di falsità o di incapacità, era il cronista. Un vizio antico e largamente praticato sino ad oggi. Siamo noi cronisti che ‘fraintendiamo’ sempre le bugie del politico di turno.

Finalmente, un’ora dopo, ebbi conferma da Atene che i quattro elicotteri italiani avevano fatto tappa per rifornirsi di carburante ed erano poi ripartiti per la base cipriota della RAF. Fu un lancio della Reuters a chiudere la partita, con la notizia dell’atterraggio ad Akrotiri.
Il giorno dopo si presentarono in redazione alcuni ufficiali dei servizi di intelligence dell’Aeronautica Militare. Mi invitarono ‘con fermezza’ a rivelare i nomi delle mie fonti e io risposi di no con altrettanta fermezza. Finì lì, almeno per me.

L’Operazione Margherita fu sospesa e poi annullata non certo a causa della notizia dell’ANSA bensì perché ci si rese conto che il blitz sarebbe stato un bagno di sangue. D’altronde gli stessi americani rinunciarono alla prova di forza per lo stesso motivo.
Dopo fu Sigonella.

CRAXI-E-RONALD-REAGAN-large 600

 

LA PRECEDENTE PUNTATA

Sequestro Achille Lauro, 30 anni dopo i segreti di ‘Operazione Margherita’

Potrebbe piacerti anche