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martedì 15 Ottobre 2019

Il TPP commerciale Usa
oceano di consumatori
attraverso il Pacifico

Trans-Pacific Partnership, TPP, il più grande accordo commerciale Usa degli ultimi decenni è stato firmato da undici Paesi del Pacifico. Otto anni di difficili trattative e dubbi finali anche ad accordo firmato. Difficile passaggio parlamentare per Obama contro lo scetticismo repubblicano

Otto anni di negoziati segreti. Lunghi quanto la durata dei due mandati presidenziali di Barack Obama. Tanto c’è voluto per siglare il Trans-Pacific-Partnership, il TPP, il più imponente accordo commerciale tra Stati Uniti e altri undici Paesi dell’area del Pacifico, che ora dovranno farlo digerire ai propri parlamenti.

I termini del trattato, firmato ad Atlanta il 5 ottobre, prevedono l’eliminazione delle barriere tariffarie e non tariffarie che mettono un freno al libero commercio in un’area che rappresenta il 40% del mercato mondiale.

 

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Parliamo di oltre 800 milioni di potenziali consumatori. Un’area dove è concentrata quasi la metà della produzione economica mondiale. Oltre agli Usa sono coinvolti Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Messico, Canada, Perù, Cile, Vietnam, Singapore, Brunei, e Malesia. E in futuro potrebbero firmare anche Filippine e Corea del Sud.

Fuori dai negoziati e quindi dall’accordo resta la Cina, vera antagonista degli Usa. Una scelta strategica che per Washington significa la possibilità di riscrivere quasi unilateralmente le regole dell’economia globale.

 

Ma perché proprio ora l’improvvisa accelerazione della firma sul TPP? C’è chi pensa che gli Usa abbiano lanciato un chiaro messaggio all’Europa, dove sono in corso le trattative per il TTIP, gemello di quello appena approvato.

Non ne fa mistero il neo liberista Carlo Calenda, vice ministro italiano all’Ambiente, indispettito dalle posizioni di Paesi emergenti riunite sotto la sigla Brics.

 

Non sarà facile per Obama passare indenne al Congresso Usa, dove la ratifica del trattato incontra già forti resistenze. E son solo da parte dei repubblicani. Il candidato ultraconservatore alla Casa Bianca Donald Trump l’ha definito “un pessimo affare”. Ma l’opposizione più pericolosa arriva proprio dal Partito Democratico, più impegnato a difendere gli interessi della lobby americana dei farmaci e del tabacco.

Non mancano però le critiche sociali: per il senatore dem Bernie Sanders il TPP è una “vittoria di Wall Street, che causerà la perdita di posti di lavoro e metterà a repentaglio la qualità dei prodotti acquistati dagli americani”. Mentre Hillary Clinton – in odor di candidatura presidenziale – tace in attesa di vedere che cosa accadrà.

 

I termini dei negoziati prevedono tra l’altro i discussi brevetti farmaceutici Usa contro la produzione scontata di farmaci, come spiega LookOut News. E poi il settore automobilistico, la produzione cinematografica, l’accesso a internet, la protezione delle specie naturali e la tutela dell’ambiente. Ed è soprattutto sulla partita ambientale e sul clima che le cose non tornano.

 

Obama si applaude fb

 

Secondo la professoressa Jane Kelsey dell’Università di Auckland, inserire l’ambiente nel trattato serve come “foglia di fico” per far scivolare meglio gli accordi nell’opinione pubblica.

A confermare le sue preoccupazioni è Michael Brume, direttore esecutivo del Sierra Club, uno dei più influenti think thank ambientali Usa.

Secondo Brume, se il capitolo sul clima e l’ambiente è la fotocopia di quello diffuso da Wikileaks il 15 gennaio 2015, Obama avrebbe battuto tutti i record negativi di Bush.

 

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