lunedì 19 Agosto 2019

L’Italia in Iraq
La guerra si fa
ma non si vota

In Italia, che che se ne dica al Parlamento, si prepara a missioni di bombardamento contro Isis. Due le opzioni che ha di fronte Renzi: voto o semplice informativa. Torna il trucco della semplice modifica delle ‘regole dei ingaggio’, come se fosse dettaglio tecnico decidere di entrare in guerra

Sarà guerra e sarà anche di corsa. Entro un mese. Giusto in tempo per il Giubileo. Presto i quattro Tornado impegnati in Iraq potranno partecipare ai raid contro i terroristi dell’Isis. I quali poi, forse, vorranno vendicarsi. Nei prossimi giorni il governo pare sonderà i partiti di maggioranza e opposizione per cercare il massimo consenso alle azioni di bombardamento sollecitate dagli Stati Uniti e dalle stesse autorità di Baghdad. Poi dovrà decidere su quella che qualcuno insiste a vedere come doppia possibilità da far valere in Parlamento: il voto Costituzione vorrebbe, oppure semplice informativa col trucco già citato.

 

renzi-pinotti fb

 

L’attuale missione di sostegno a ricognizione in Iraq decisa l’agosto dello scorso anno, secondo i sostenitori della ‘scorciatoia col trucco’ consente già interventi armati -si sostiene- senza precisare che ovviamente si parla di autodifesa. Tra il difendersi da un ipotetico attacco di un inesistente caccia del Califfo e andare a bombardare le sue basi in iraq, passa una bella differenza. Data però l’aria di forte dissenso a livello di opinione pubblica su questa guerra decisa di nascosto, pare che il governo si stia orientando al coinvolgimento delle Camere. Ma sempre col trucco. Ad evitare troppo clamorose lacerazioni anche interne al Pd, si parla di un compromesso con la decisione della guerra affidata alle Commissioni competenti. Per poter gestire meglio il dissenso.

 

Il più logico e democratico dibattito in aula sembra far paura più della guerra. Vista anche l’infelice coincidenza del Giubileo che invoca la pace e che, assieme, suscita preoccupazioni sul fronte terrorismo. Quei terroristi che andremo ad attaccare direttamente in casa. Decisione delicatissima che sembra affrontata soprattutto sul piano formale di politica interna. Pesano di più le beghe di casa che le potenziali minacce al Paese dall’esterno. Ed ecco che c’è chi invoca la precedente missione italiana legata a una decisione europea con la copertura dell’Onu. Ancora trucchi, ombrelli politici, ad evitare la sostanza se la guerra sì o guerra no.

 

Il segretario di Stato americano Ashton Carter
Il segretario di Stato americano Ashton Carter

 

Ma il segretario di Stato americano Ashton Carter ieri in Italia è stato chiaro senza dirlo, scambiandosi sorrisi con la ministra Pinotti. Un rifiuto dell’Italia dopo il sì dato da Renzi ad Obama, peserebbe certo nelle relazioni internazionali e transatlantiche. Rischio opposto, le eventuali ritorsioni dei fondamentalisti che andrebbero subito a ricadere sulla scelte di intervento da parte del governo. Un gran pasticcio, da qualsiasi punto di vista lo vuoi affrontare. Forse qualcuno è stato avventato nel crearne le premesse. Ed ora è il Paese ad esserne coinvolto.

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