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lunedì 14 Ottobre 2019

La Russia superpotenza
e la paura Nato in Siria

La Nato chiede alla Russia la cessazione degli attacchi contro l’opposizione siriana. Ankara protesta per il Jet russo finito nel suo spazio aereo. Mosca conferma che sta attaccando solo degli jihadisti. Nessuna verità certificata. Lo scenario politico mediorientale sconvolto fa paura alla Nato

Titolo sintesi ma con notizia incorporata. «Addio ‘guerre di cortile’, la Russia di Putin torna superpotenza». Approfondimento dell’agenzia ANSA, ricco di dati, memoria storica che fa pensare a qualche ex ‘sovietologo’ nascosto nell’anonimato del take di agenzia.

La Russia potenza armata che esche fuori dal ‘cortile’ dei territori ex Urss. Dall’Afghanistan, per l’esattezza, prima di passare la rogna direttamente gli Stati Uniti.

26 anni fa il disastro afghano, poi il crollo del muro di Berlino, fino ad arrivare, 1991, alla dissoluzione del grande impero sovietico.

 

caccia-russo fb

 

Da allora l’Armata Rossa, declassata quasi a ‘polizia’ della Federazione Russa, è intervenuta solo in diverse ‘guerre di cortile’ lungo le frontiere calde della madrepatria: Transnistria, Tagikistan, Cecenia, Dagestan, Georgia. Tutti dentro i confini dell’ex Urss.

Quando è stato possibile la Russia si è limitata a sostenere i propri alleati all’estero, le cosiddette ‘proxy war’. In alcuni casi il Cremlino sul terreno ci ha messo i tank e gli scarponi. Vedremo se in Siria la partita sarà solo per aria.

 

Siamo alla proiezione militare da superpotenza, quella che entra nella geopolitica mondiale. Mosca ne ha dovuto fare a meno per molto tempo. Ora il risveglio. Con l’annessione della Crimea, nel 2014, Putin ha lanciato un primo segnale. Con una anticipazione nel 2008 con la Georgia. Allora, Mikhail Saakashvili presidente (ora divenuto cittadino transfuga in Ucraina), aveva indicato di voler entrare a far parte della Nato. E la Russia non si era voltata dall’altra parte lanciando un messaggio chiaro a Stati Uniti e Nato che sul fronte opposto avevano trescando

 

Con la Siria, è l’affondo. Mosca torna a essere quello che viene definito un ‘global player’, a tutto campo. Sia dal punto di vista militare, con azioni sul campo esibendo la forza della propria tecnologia, sia da quello diplomatico, sfruttando tutte le occasioni politiche, vedi il palcoscenico dell’assemblea generale Onu, per proporre-imporre il suo punto di vista.

Quasi un ritorno al passato che andiamo a rivisitare.

 

Base aerea russa in Siria
Base aerea russa in Siria

 

GLI ANNI DELL’IMPERO

 

1) Cinque anni dopo la fine della II Guerra mondiale, in Corea (1950-1953) gli ex alleati della Russia contro Hitler -Gran Bretagna e Usa- scelgono di combattere la Cina di Mao sostenuta da Stalin. E la neonata ‘Guerra fredda’, si fa calda.

2) Pochi anni dopo la crisi di Suez (1956) incorona la Russia come la superpotenza che può mettere fine alla ‘sortita’ posto coloniale britannica e francese. Non spara un colpo ma minaccia il suo intervento al fianco dell’Egitto. Gli Usa fanno pressioni e la Gran Bretagna sospende l’offensiva, di fatto perdendo il rango di ‘grande fra i grandi’.

3) Dello stesso anno la crisi ungherese. Qui Mosca invece interviene inviando i carri armati a Budapest per stroncare la rivoluzione anti sovietica.

4) Una decina di anni dopo (1968) il Cremlino interverrà nuovamente nell’Europa dell’est invadendo la Cecoslovacchia, rendendo esplicita la sua l’assoluta determinazione a mantenere il controllo del blocco di Varsavia.

 

 

Il sostegno a paesi terzi.

 

a) Vietnam (1955-1975): l’Urss ha affiancato con mezzi e supporto strategico i vietcong.

b) Cuba, col mondo sull’orlo del conflitto atomico con la crisi dei missili del 1962.

C’è poi l’impegno sovietico in Africa.

c) La guerra civile in Congo (1960-1965), dove Mosca aiutò la fazione opposta a quella appoggiata dagli americani.

d) La guerra d’indipendenza eritrea (1961-1991), in cui il Cremlino si schierò dalla parte dell’Etiopia (così come nello scontro con la Somalia nel ’78-’79) o la guerra civile in Angola (1975-1991).

e) Infine il conflitto in Afghanistan (1979-1989), che segna la sconfitta sul campo dell’Armata Rossa.

 

 

ADDIO ALLE ARMI, O QUASI

 

Con il crollo dell’Unione Sovietica la Russia ripiega politicamente limitandosi a intervenire militarmente nelle aree di crisi al limite dei suoi confini o parte del grande impero.

Ecco allora il conflitto in Transnistria (1992),

le guerre civili in Tagikistan e Georgia,

 

fino alla prima guerra cecena (1994-1996), in cui le truppe di Mosca di fatto vengono sconfitte.

Le ostilità riprendono nel 1999, Vladimir Putin primo ministro. Nel 2009 il conflitto termina con la vittoria di Mosca, che riporta la regione sotto il suo controllo.

 

 

Quella che, attraverso frasi fatte ma molto efficaci, viene definita

«La “dignità imperiale” che lo “zar Putin” restituisce all’ “Orso russo”».

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