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lunedì 18 20 Novembre19

Gli ospedali bersaglio
nella follia Afghanistan

Le bombe americane fanno strage a Kunduz, città settentrionale dell’Afghanistan. Colpito l’ospedale di Medici senza frontiere. Decine di morti tra medici e pazienti. «La posizione dell’ospedale era conosciuta da tutti e nell’ospedale potevano entrare solo persone malate».

Le bombe americane fanno strage a Kunduz, città settentrionale dell’Afghanistan. Ieri mattina, prima dell’alba, l’ospedale di ‘Medici senza frontiere’ (Msf) è stato colpito più volte. Secondo l’ultimo aggiornamento fornito da Msf, le vittime accertate sono 19. Dodici membri dello staff e 7 pazienti del reparto di terapia intensiva, tra cui 3 bambini. 37 feriti, 5 dei quali in condizioni gravi.

 

«Chiediamo un’inchiesta indipendente su questa vicenda», ha detto la presidente di Msf Meinie Nicolai in una conferenza stampa ieri al festival di Internazionale a Ferrara.

 

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«L’ospedale di Msf è l’unico ospedale della zona, dove si stanno svolgendo pesanti combattimenti tra forze di sicurezza afgane e ribelli taliban che il 28 settembre avevano preso il controllo della città nel nord dell’Afghanistan. L’ospedale di Medici senza frontiere si occupava di traumi, tutti conoscevano le coordinate Gps dell’ospedale -ha detto Nicolai-. Durante gli scontri l’ospedale ha accolto un numero enorme di pazienti civili, tra cui molti bambini e gli operatori erano rimasti a dormire in ospedale per accudirli. Tra questi pazienti c’erano 46 bambini».

 

L’attacco all’ospedale di Msf è iniziato alle 2.20 di notte. Sono stati colpiti diversi reparti dell’ospedale. Gli attacchi sono stati ripetuti e sono durati almeno trenta minuti.

 

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«Scusate tanto, è stato un errore», dicono adesso i comandi dell’aviazione Usa e Nato. Se combinano questo i  cacciabombardieri’ della ‘nostra coalizione dei buoni’, chi sa cosa possono fare in Afgnahistan i cattivi.

La guerra afghana ormai dura più di quella del Vietnam, ricorda Tommaso Di Francesco sul Manifesto. E torna il paradigma della guerra mai conclusa, nella logica folle della ‘pace’ che arriva sempre e solo quanto ci si ritira. ‘Loro’, si ritirano.

E quindi, Siria o Afghanistam, o Iraq o Libia, dopo le bombe è meglio tacere, meglio oscurare lo smacco di fatto subito sul campo.

 

«Aumentano i deserti chiamati pace e la disperazione umana che fugge senza meta verso un immaginario Occidente, ricco ma crudele e responsabile delle tragedie in corso».

 

 

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