Si parla e si scrive di ‘Rotta balcanica’ per i profughi dalla guerra siriana, dimenticando tutti, che su quelle stesse strade, attraverso quegli stessi confini, non più di 15 anni fa, i profughi di guerra che li attraversavano venivano prodotti in casa.
Balcani, l’Europa meno benestante e stabilizzata, Europa geografica e non tutta ancora nell’Unione che, di fronte alla crisi dell’immigrazione, priva di indicazioni e coordinamento per una azione comune, decidono alla fine di erigere muti l’uno a contrastare l’altro.
E il livello delle relazioni bilaterali fra Stati dell’area precipita. Ne fa una bella sintesi Luca Sisic su Analisi Difesa.
1)Comincia l’Ungheria di Viktor Orban che, senza consultare nessuno, ha provveduto a costruire prima un muro lungo la frontiera con la Serbia e, attualmente, un altro con la Croazia. Ed è l’inizio della fine.
2) Il 18 settembre il Ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó afferma che il suo governo non intende dialogare con quello di Zagabria sui migranti poiché “le relazioni fra i due paesi sono pessime”.
3) La Croazia, divenuta destinazione privilegiata dei profughi (circa 59mila) che non potevano più dirigersi in Ungheria attraversando la Serbia, ha deciso, senza particolari problemi, di chiudere i confini con Belgrado.
4) Contemporaneamente la Slovenia ha iniziato a rimandare verso Zagabria i ‘migranti’ che a suo dire non possedevano i documenti adeguati per entrare nel proprio territorio Nazionale.
5) La risposta di Belgrado alle azioni del Governo croato di Zoran Milanović arriva dal primo ministro Aleksandar Vučić che annuncia il blocco dell’import dalla Croazia.
6) Milanović decreta la chiusura del principale valico di confine fra Serbia e Croazia a tutti i veicoli con targa serba, questa volta facendo arrabbiare sia l’Ue che le persone di buon senso in casa.
Cose da anni ’90, che portarono, per chi ha memoria per chi c’era, a dieci anni di guerre feroci.
Ed il personaggio fuori controllo questa volta è il già citato Milanović. Durante una conferenza stampa, il Primo Ministro croato ha affermato: “L’Ungheria costruisce un muro contro i barbari, contro i serbi, no?”.
Battutaccia fascisteggiante, modello ustascia.
E per la serie della pezza peggiore del buco, prima tenta di metterci una pezza girando la colpa sui soliti giornalisti ed esce il video on line della sua dichiarazione, poi si rivolge direttamente alla Serbia invitandola a “non comportarsi come un Paese del III mondo”.
Testa fine questo Milanović, che intento continua a litigare col collega ungherese, tra grandi imbarazzi nell’Unione di cui i due stati un po’ forcaioli fanno parte.
Ed ecco che, “Il trasporto di migliaia di migranti verso l’Ungheria sono azioni che a qualcuno sembrano inadatte ai comportamenti di un politico europeo civilizzato del XXI secolo”.
L’incivile Milanović.
L’assenza di una politica europea ha riportato ad un infelice e truce passato alcuni i rapporti fra gli stati maggiormente esposti al problema immigrazione. Stati che lo anno vissuto sotto il nome maledetto di ‘pulizia etnica’.