No al paese delle trivelle

Non vogliamo il Paese delle trivelle

I delegati di dieci Consigli regionali -Basilicata capofila, e poi Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise- hanno depositato in Cassazione i sei quesiti referendari contro l’invasione delle piattaforme petrolifere.

Si chiede l’abrogazione di una parte dello ‘Sblocca Italia’, e del ‘Decreto sviluppo’.

Sulla ammissibilità del referendum dovrà pronunciarsi la Corte Costituzionale.

 

Basilicata perforata

Scopriamo, grazie alla iniziativa referendaria, che la Basilicata è una regione strategica per la produzione italiana di petrolio. Contribuisce per il 6% al fabbisogno nazionale di petrolio, il 60% del territorio è interessato da attività di ricerca degli idrocarburi, mentre il parco nazionale dell’Appennino lucano, Val D’Agri e Lagongerse è assediato dalle perforazioni, con episodi di inquinamento delle acque e del suolo e rischi per la salute della popolazione.

 

trivelle-petrolio cop

 

Gli ‘aiutini’ petroliferi

Tutto questo grazie alla legislazione italiana favorevole alle compagnie petrolifere, ha denunciato il Wwf. Alcuni degli ‘aiutini fiscali’ concessi ai petrolieri: le prime 20 mila tonnellate di petrolio in terraferma e le prima 50 mila prodotte in mare esenti dal pagamento di aliquote allo Stato.

L’aliquota oscilla tra il 7% e il 4%, a seconda che si tratti di idrocarburi gassosi o liquidi estratti in mare, mentre in terraferma sale al 10%. La media delle aliquote applicate da altri Paesi al mondo oscilla tra il 20 e l’80% del valore del prodotto estratto.

 

trivellazioni marine FB

 

Oltre al danno, la beffa

Il Wwf già anni addietro ha rilevato che su 136 concessioni di coltivazione in terra di idrocarburi liquidi e gassosi attive in Italia nel 2010, solo 21 hanno pagato le royalty alle amministrazioni.

È come se avessimo regalato porzioni di territorio alle trivelle internazionali e in cambio non c’è nemmeno una garanzia economica.

E il Mediterraneo soffre. Il nostro mare costituisce lo 0,7% delle acque del globo ma da qui passa il 25% del traffico petroliero mondiale. E vanta, purtroppo, il primato mondiale di concentrazione di catrame in mare aperto.

 

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