Nostalgia di Ingrao, di Amendola, di Berlinguer, della politica con la P maiuscola che appassionava, dice qualcuno in piazza Montecitorio di fronte alla Camera dei deputati di cui Ingrao è stato Presidente, il primo comunista a diventarlo.
Sopra alla bara una corona di fiori e un caschetto da operaio portato da una delegazione delle acciaierie di Terni e la sciarpa rossa di don Gallo. Tra poesie scritte da lui stesso, applausi e commozione, si sono alternati a parlare familiari, istituzioni, uomini e donne che lo hanno conosciuto e che hanno vissuto con lui gli anni della passione e dell’impegno politico.
ALCUNE FRASI DI MEMORIA
“Per lui il dubbio non era rinuncia ma seria onestà intellettuale nei confronti delle persone alle quali non si rivolgeva con soluzioni semplici e semplici certezze”.
“Questo paese ha una storia. Eppure noi questa storia non l’abbiamo custodita bene. Perché volevamo la luna o non l’abbiamo voluta abbastanza?”.
“Ci ha insegnato che la politica non può ridursi a mercato e lotte di potere. Abbiamo bisogno di uomini come lui. Abbiamo bisogno di capire”.
“Ci ha trasmesso l’amore per la vita, vissuta nella libertà, nel rispetto degli altri, nella ricerca della giustizia”.
“Ha servito la politica invece di servirsene. Per lui la politica era strumento di pace”.
“E’ stato tra i primi a scrivere di mafia e delle ramificazioni nella politica del potere mafioso”.
“Amava la ricerca della verità, è stato un inquieto, un eretico che sceglie, che rifiuta il conformismo dell’interesse e il quieto vivere della paura”.
“Ha fatto delle scelte e ha pagato molto nella sua vita ma senza lamentarsi”.