Spionaggio alla coreana
e le diffidenze del Kim

Nella Corea del Nord della dinastia dei Kim, il Kim Jong-un, l’erede al potere, mette sotto controllo dell’esercito i suoi servizi segreti. Il dittatore nordcoreano, o non si fida o vuole punire qualcuno. A luglio il leader di Pyongyang ha stravolto le gerarchie che finora avevano regolato gli equilibri tra le forze armate e i vertici dell’intelligence. Il ministero della Sicurezza Nazionale, guidato dal generale Kim Chang Sop, e il ministero della Pubblica Sicurezza, diretto da Choe Pu Il, finora responsabili di tutte le attività di spionaggio e controspionaggio, sono stati messi sotto il controllo del comitato militare centrale, che risponde direttamente a Kim Jong-un.

 

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Come se in Italia, l’Aise (spionaggio), e Aisi (controspionaggio), passassero dal controllo della ‘Presidenza del consiglio’ a quello dello Stato Maggiore Difesa ma con a capo un Renzi molto molto più autoritario anche senza divisa. Ma restiamo in Corea: i ministri Kim Chang Sop e Choe Pu Il pagano così a caro prezzo il numero troppo elevato di nordcoreani che negli ultimi tempi sono riusciti a eludere i controlli lungo le frontiere con la Cina e a lasciare il Paese. A beneficiare della loro epurazione è il generale Kim Yong-chol, capo dell’Ufficio di Ricerca Generale, il ‘Reconnaissance General Bureau’, RGB, struttura a capo dei servizi segreti militari (simil vecchio Sismi).

 

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A lui Kim Jong-un ha affidato il compito di coordinare le attività di ‘cyber warfare’, la cyberguerra del futuro contro le potenze nemiche, vale a dire principalmente la Corea del Sud. Poi c’è la guerra fantasiosa agli Stati Uniti, e quella vera alla Cina, quando il gigante deciderà di scrollarsi di dosso il fastidioso insetto. L’RGB, ‘quinta sezione del Partito dei Lavoratori’ responsabile delle attività di intelligence per la sicurezza esterna, (il nostro Aise) ha compiuto incursioni nei sistemi di difesa informatica di uffici governativi e di aziende di Seoul, in cerca di informazioni sui progressi della Corea del Sud. Kim Yong-chol gode della fiducia del leader nordcoreano. Fin che dura.

 

 

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