• 19 Febbraio 2020

BASTIAN CONTRARIO
Su una Golf con la Merkel
o in moto con Varoufakis?

Il Bastian sorride su due titoli in prima pagina de Il Foglio: “Meglio sulla Golf con Merkel che in moto con Varoufakis” e “Elogio del magico motore diesel e della sua marmittona puzzolente” (questo firmato dall’elefantino). Ma, a parte il sorriso, il Bastian si chiede: come andrà a finire quando qualcuno, negli Usa, controllerà a fondo i livelli di inquinamento provocati dai megaTir americani e dalle auto a benzina della General Motors?

 

Volkswagen-Merkel sito

 

Annamaria Furlan è il segretario generale della Cisl dall’8 ottobre 2014. E da subito ha fatto capire che la Cisl che aveva in mente era un sindacato lontano dalla passata subalternità alla Dc. Oggi, con realismo, riconosce che il mondo del lavoro è cambiato, sono cambiati i contratti, il modo di produrre. E aggiunge: anche i sindacati devono cambiare, altrimenti conteranno sempre meno. Dice: la realtà italiana è fatta di piccole e medie imprese, per questo la contrattazione a livello territoriale e aziendale va rafforzata anche rispetto al contratto nazionale. La Furlan aggiunge che è un errore se Cgil e Uil non partecipano agli incontri con Confindustria per parlare del nuovo modello contrattuale.

Annamaria Furlan, pur forte dei 4 milioni di iscritti alla Cisl, dice che nell’assemblea organizzativa Cisl, a novembre, “stabiliremo come riservare dei posti, a tutti i livelli, a donne e giovani sono i 30 anni”. E non disdegna di ricordare che in Germania i lavoratori hanno propri rappresentanti nei consigli di amministrazione delle aziende. E indica nella privatizzazione delle Poste una opportunità per favorire l’azionariato collettivo dei dipendenti. Ma il Bastian si chiede: la sua collega Camusso (Cgil) non sembra proprio muoversi in questa direzione. O no?

 

Pietro Ingrao

 

I lettori perdonino il Bastian se ricorda un signore che muore a 100 anni e che nella sua vita ha collezionato tante sconfitte da essere definito “il comunista che voleva la luna”. Pietro Ingrao nel 1956 appoggiò l’invasione sovietica in Ungheria, ma poi si pentì e riconobbe che era “imperdonabile”. Era il punto di riferimento degli scissionisti del “Manifesto”, ma non si unì mai a loro. Ed ebbe il coraggio e l’onestà intellettuale di riconoscere che “siamo stati sconfitti, c’è poco da fare”. E lo scrisse in una sua poesia: “Pensammo una torre, scavammo nella polvere”. Anche per chi non era d’accordo con la sua fede comunista, come il Bastian, Ingrao è sempre stato un esempio per la sua lucidità e onestà intellettuale (non a caso non è finito a fare il cascamorto negli ambienti bene romani, come Bertinotti).

Daniele Protti

Daniele Protti

Daniele Protti, è giornalista di lungo corso e di nobile mestiere: direttore de Il Quotidiano dei Lavoratori, poi a Il Globo, Il Messaggero, a L’Europeo (direttore del settimanale del 1995, della rivista dal 2000 al 2013). Ora rema contro assieme e noi.

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