giovedì 20 giugno 2019

Guerra all’Isis 1°anno. All’Onu Putin e Obama

Per l’Assemblea Generale dell’Onu, i dati sui raid della Coalizione contro l’Islamic State dopo un anno. Oltre 60 Paesi impegnati, 10 partecipano ai raid aerei mentre gli altri mandano armi e soldi alle opposizioni ‘moderate’. Ma ora c’è anche la Russia. Incontro Putin Obama. Cosa cambia

All’Onu bilancio di 1 anno di guerra

Un anno di guerra all’Islamic State da parte della Coalizione a guida Usa. I dati dell’Osservatorio per i diritti umani. Oltre 60 Paesi impegnati, di cui 10 partecipano ai raid aerei mentre gli altri mandano armi, munizioni e soldi alle opposizioni ‘moderate’, quando non sbagliano destinatario.

Il bilancio è di 3.178 militanti di IS uccisi, 225 vittime civili oltre a 136 jihadisti del Fronte al-Nusra e dieci combattenti del gruppo fondamentalista dell’Esercito della Sunnah.

Is e gruppi jihadisti affiliati controllano ¼ del territorio siriano frammentato in vaste aree: dal confine con la Turchia alle alture del Golan a Sud; dalla periferia di Aleppo al confine con l’Iraq; da Homs a Palmira e periferia di Damasco fino al confine libanese.

La situazione dell’Iraq è perfino peggiore, con 1/3 del territorio nelle mani di IS con l’intera regione di al- Anbar da Sud verso Ovest al confine siriano e verso Est dalla periferia di Baghdad lungo la direttrice Nord, da Samarra ad Haditha, da Kirkuk a Mosul e Siniar al confine siriano.

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Finora ‘guerra a perdere’

Il documento dell’Osservatorio conferma quanto ammesso dal segretario di stato americano John Kerry sul fallimento del programma di addestramento e armamento di migliaia di miliziani sunniti iracheni.

In realtà, sul terreno queste eterogenee formazioni hanno portato solo sconfitte, e diserzioni, abbandonando le armi al nemico.

Dopo quasi 5 anni di guerra in Siria e dal ritiro delle truppe USA da Baghdad, gli americani sembrano orientati verso una strategia di discontinuità con il recente passato.

Posto che l’Europa soltanto dopo il flusso di migranti siriani verso il Mediterraneo si avvicina al problema e Francia e Gran Bretagna si rendono disponibili per i raid aerei, John Kerry apre a Russia e Iran.

Sin dall’inizio, la guerra a Damasco è stata preparata dagli attori esterni riuniti nel gruppo degli ‘Amici della Siria’, ma ora si delinea la formazione di due posizioni geo-strategiche.

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Gli amici di Assad

A supporto di Bashar Assad e contro IS sono attivi da subito Hezb’Allah libanese, i peshmerga curdi siriani e iracheni dal 2013, e le unità speciali iraniane guidate dal generale Suleiman Qassam dal 2014.

A livello politico-diplomatico, Assad può contare su Russia e Cina che hanno opposto tre veti in Consiglio di Sicurezza ONU per evitare l’intervento preparato a settembre 2013 da USA, Turchia e Gran Bretagna, dopo il bombardamento a Ghouta con prodotti chimici, addebitato all’esercito siriano.

Mosca convince Assad a consegnare tutto l’armamento Batteriologico, Chimico in suo possesso e l’intervento sfuma.

Intanto un altro Paese si avvicina al presidente Assad.

L’Egitto, che prende le distanze dai Paesi del Consiglio della Cooperazione del Golfo e dall’Arabia Saudita con equilibri ‘bilanciati’.

Al-Sissi sostiene i gruppi laici dell’opposizione siriana ospitandoli al Cairo e nella Lega Araba e assieme si schiera con quanti si oppongono a cedere il seggio di Damasco all’opposizione della ‘Syrian National Coalition’, come vorrebbero Qatar e Arabia Saudita.

Ad agosto, riceve l’inaspettata visita il capo della spie siriane generale Alì al-Mamlouk e promette il ristabilimento delle reciproche relazioni diplomatiche fra i due Paesi.

Nello stesso mese, in visita a Mosca, incontra re Abdullah II di Giordania e l’Emiro Sheikh Mohammad bin Zayid di Abu Dhabi.

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Il nuovo asse arabo russo

Sta preparandosi un asse arabo-russo che sulla Siria sembra in grado di competere con l’asse US-Arabia Saudita, Qatar, Turchia, che formano l’altro spettro di Paesi interessati a Damasco.

Accanto a questo secondo asse c’è Israele il cui Premier Netanyahu teme che l’Iran ed Hez’Allah libanese vogliano realizzare basi di attacco dal lato siriano delle Alture del Golan per attaccare Tel Aviv con la protezione di Assad.

Nel recente colloquio avuto a Mosca con il presidente Vladimir Putin, sarebbe stato concluso

un accordo secondo il quale la Russia non ostacolerà la libertà aerea di Israele, impedirà che le armi del suo Paese vengano consegnate a Hezb’Allah, e non consegnerà a Damasco i suoi sistemi di autodifesa antiaerea.

Sul punto, il presidente Putin avrebbe assicurato l’interlocutore che l’impegno militare russo in Siria è finalizzato solo ad assistere l’alleato Assad.

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Il patto Putin-Kerry

Attualmente un’intesa Putin Kerry prevedrebbe una sorta di ripartizione di compiti con l’obiettivo primario di sconfiggere IS.

In sintesi, Mosca, con Teheran, Hezb’Allah libanese e peshmerga siriani e iracheni opererebbe in Siria mentre USA e i suoi alleati si impegnerebbero in Iraq.

Certo le attività di Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Israele possono confliggere con quelle della Coalizione anti-IS, come avvenuto anche recentemente.

I fatti dicono che la Turchia, dopo aver autorizzato gli USA e la Coalizione a usare la base di Incirlik, ottenuto la creazione di una ‘buffer zone’ in territorio siriano e assicurato il suo impegno contro IS ha eseguito un breve raid contro IS e mobilitato il suo esercito essenzialmente contro il PKK.

Il presidente Erdogan teme la formazione di un Kurdistan siriano autonomo al confine della Turchia, come accaduto in Iraq, e ha in corso una campagna militare contro i peshmerga che combattono IS causando centinaia di morti.

Arabia Saudita e Qatar sono e restano ostili agli sciiti e in particolare a Iran, Siria, Hezb’Allah, che ritengono eretici, e la recente guerra scatenata da Riyadh nello Yemen ne è eloquente dimostrazione.

Israele, per motivi di sicurezza compie raid in Siria, recentemente per bombardare convogli di armi che riteneva destinate a Hezb’Allah, e postazioni ritenute filo-iraniane nelle Alture del Golan. All’inizio del 2015 un suo elicottero da combattimento ha ucciso 12 ufficiali di Hezb’Hallah e un generale iraniano diretti nel sud delle Siria per attività anti-IS.

L’Assemblea Generale ONU fornirà utili chiarimenti sugli eventi prossimi.

 

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