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mercoledì 16 Ottobre 2019

La guerra tra contractors
per gli appalti di guerra

Paradosso afghano: una nuova guerra tra quelli che la guerra la fanno su commissione e sono a caccia di nuovi clienti in guerra. In realtà parliamo di ‘contractors’ e di ‘Private Military & Security Companies’ che si danno battaglia per lucrosi contratti per la sicurezza di ambasciate e siti vari

Nell’Afghanistan dove i Talebani nemici sono spesso rimpianti, e le truppe amiche ‘del civile occidente’ consentono ai pre-potenti locali l’esibizione dei fanciulli schiavi del sesso, si è scatenata una guerra nella guerra. La guerra tra chi la guerra la fa su commissione ed è a caccia di nuovi clienti di guerra. Parliamo di ‘contractors’ e di alcune Private Military & Security Companies, le PMSCs, compagnie militari e di sicurezza si stanno dando battaglia per i lucrosi contratti per la sicurezza di ambasciate e installazioni occidentali. Ne racconta Pietro Orizio su Analisi Difesa.

 

Concorrenza spietata a suon di sconti, alleanze, fusioni e tradimenti. Specialisti di sicurezza e difesa, in realtà poi fanno ‘bottega’. Il caso della britannica Aegis Defence. Servizi di protezione in più di 60 Paesi, ad agosto ottiene la protezione dell’ambasciata australiana per 3 anni e 72,3 milioni. 36 in meno dei concorrenti della Hart che c’erano prima. Ma l’Aegis paga 280 dollari lordi al giorno contro i 550 netti della Hart. Turni con 9 settimane di servizio e 3 di riposo, contro 8 operative e 4 fuori servizio della Hart. Il mestiere del contractor non è più quello di una volta!

 

Guns For Hire- Afghanistan

 

Abbattimento dei prezzi, ma la qualità del servizio? Questione affidabilità, professionalità e correttezza dei mercenari con lo sconto. E volano gli stracci sporchi. Storiacce del passato di tutte le ‘aziende’ tirate fuori dai concorrenti. Violenza sui civili in Iraq per la Aegis, mentre un ex della Hart, comandava un’unità speciale del regime sudafricano in Zimbabwe e ha compiuto attacchi dinamitardi contro esponenti dell’African National Congress. La United Resources, sicurezza ambasciata australiana, in Iraq coinvolta in due conflitti a fuoco culminati con la morte di civili inermi.

 

Non solo violenza, tra i panni sporchi che escono, ma anche frodi, corruzione e sprechi. E spionaggio di uno contro l’altro, con ‘talpe’ e traditori a caro prezzo. E che dire della ex Blackwater, oggi Academi? A inizio mese ha avuto un appalto dal Pentagono in Afghanistan per 8.3 milioni di dollari. Ma in Afghanistan, con il ritiro quasi completo delle truppe Nato ed un Paese in cui la violenza resta la regola, ruolo e numero dei contractors continua a crescere, nonostante la messa al bando di tutti i mercenari non al servizio formale di ambasciate ed organizzazioni internazionali.

 

contractors -iraq

 

Troppi ‘cowboys’ occidentali per le strade di Kabul, disse nel 2012 l’allora presidente Karzai su quelle milizie private. Per Ryan Crocker, ex ambasciatore americano in Iraq, invece senza quei contractors gli Stati Uniti si troverebbero in mutande. Questo spiega il gigantesco giro d’affari delle Private Military Companies nel 2015 è stimato tra i 13 e i 20 miliardi di dollari. In questo fine 2015 in Afghanistan ci sono 9.800 militari statunitensi e circa 29.000 privati al servizio del Dipartimento della Difesa. Ed il 6% di loro si occupa della sicurezza, che è ruolo strettamente militare.

 

Altra regola poco nota: i contractors aumentano col finire delle guerre. Ovviamente a tariffe con lo sconto. Arruolamento privilegiato di personale locale rispetto ai mercenari dei cosidetti ‘Five Eyes’ -Stati uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda- i cui uomini saranno anche più professionali ma costano molto di più, da vivi o da morti. Scheletri nell’armadio per tutte le PMSCs, tanti scheletri per tante, troppe Private Military & Security Companies. Perché gli ‘Invisible Soldiers’, sono diventati da tempo parte dei non limpidi protagonisti in Iraq e Afghanistan.

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