• 19 Febbraio 2020

In Siria è anche
guerra dell’acqua

L’acqua usata come arma. Storia antica, da sempre collegata alle guerre, dagli assedi con le città prese per fame e per sete, alle inondazioni provocate a travolgere eserciti nemici o a impedirne l’avanzata. Mille storie. In Siria, veniamo a sapere da Marina Forti, «Nella zona di Aleppo, ad esempio, tutte le parti in causa, governativi e ribelli, hanno deliberatamente colpito gli acquedotti: l’Onu ha contato 18 casi di interruzione intenzionale della fornitura d’acqua nel solo 2015».

«Gli abitanti così devono procurarsi l’acqua avventurandosi fuori, a rischio di essere intrappolati nei combattimenti, e camminare per lunghi tratti con temperature sui 40 gradi. In alcune zone sono rimasti senz’acqua fino a 17 giorni consecutivi, in altre per oltre un mese».

 

acqua_siria

 

Una situazione che richiama memorie di altre guerre e altre stragi vicine noi nel tempo e nella geografia: nella Sarajevo assediata, ad esempio, con ripetute le stragi del pace e dell’acqua, le necessità quotidiane che offrono bersagli facili a chi cerca l’effetto terrore.

Terraterra ci documenta che «Tagliare le forniture d’acqua è un gesto vietato dalle leggi internazionali sulla protezione dei civili nei teatri di guerra, ricordava l’Unicef in un duro comunicato, qualche giorno fa, in cui accusa tutte le parti in conflitto».

Purtroppo non è certo questo il peggiore atto ‘illegale’ che andrebbe denunciato sul conflitto siriano, né la sola convenzione internazionale ridotta a carta straccia.

 

Veniamo a sapere che la mancanza d’acqua ha reso ancora più difficile e miserabile la vita ad almeno 5 milioni di persone negli ultimi mesi.

Unicef: «2,3 milioni di persone a Aleppo e 2 milioni e mezzo a Damasco, e 250mila persone a Dera’a. La crisi idrica si fa sempre più grave più si prolunga il conflitto».

Onu: «Oggi i siriani hanno a disposizione la metà dell’acqua disponibile alla vigilia della guerra, nel 2011. L’accesso all’acqua potabile è un bisogno essenziale e un diritto umano fondamentale. Negare ai civili l’accesso all’acqua è una flagrante violazione delle leggi di guerra, e deve finire».

 

La ‘guerra degli acquedotti’ -combattuta da sempre e su tutti i fronti- è aggravata dalla carenza o assenza di energia elettrica per le pompe che sollevano l’acqua dai pozzi. Infrastrutture civili colpite e stazioni di pompaggio bombardate, con gli addetti trasformati in soldati o comunque impediti a a fare le riparazioni perché troppo pericoloso.

 

E si torna all’antica fatica dei secchi e delle tanniche dove l’acqua ancora arriva.

Nella partizione dei compiti nel far fronte ai bisogni primari imposti dalla guerra, molto spesso il compito di andare a prendere l’acqua è delegato ai bambini, esposti a grandi rischi.

Tre i casi di bambini uccisi a Aleppo di recente mentre erano alla ricerca di acqua.

 

SIRIA ACQUA AUTOCISTRANA SITO

 

«Poi c’è il problema sanitario. Sia ad Aleppo che in molte altre zone gli abitanti si arrangiano cercando acqua nei pozzi o fonti che non sono sempre sane, con il rischio che si diffondano gastroenteriti, epatite, tifo. E c’è la speculazione: ad Aleppo il prezzo dell’acqua è salito fino al 3.000 per cento. Senza contare che senz’acqua per irrigare, anche la produzione di cereali è a rischio».

 

Alla maledizione della guerra si aggiunge anche il ‘castigo’ della siccità. L’intera regione, dalla Siria all’Iraq, già attraversa il ciclo di siccità più grave e lungo degli ultimi 50 anni.

 

Appunti di vita quotidiana in una situazione di guerra grazie a Marina Forti e al blog ‘terraterra’. Ad aiutarci a capire, tra le altre cose, da cosa scappano quelle migliaia e migliaia di profughi cercano rifugio da noi. La guerra dei non soldati, sovente molto più dure e crudele di quella combattuta con le armi in mano.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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