Privacy Policy
giovedì 19 Settembre 2019

Burkina Faso
golpe su golpe

Contro colpo di Stato sul colpo di Stato di cinque giorni fa. Ora premier del Burkina Faso è stato liberato dai golpisti. L’esercito vuole la resa la guardia presidenziale che ha rovesciato il governo. Il generale Gilbert Diendéré, alla guida del golpe, vuole cacciare l’esercito dalla capitale.

Mancava poco alla ‘transizione politica’ del Burkina Faso, avviato ad una forma accettabile di ‘quasi democrazia’. Dopo il colpo di Stato che a fine ottobre del 2014 aveva allontanato dal potere l’ex presidente Blaise Compaoré, le elezioni erano date per certe. Ma il 17 settembre una giunta militare mette alla presidenza il Generale Gilbert Diendéré. Ex capo del Reggimento per la Sicurezza Presidenziale, ex capo delle spie, da sempre fedelissimo dell’ex Compaoré, Diendéré coi golpe ha molta pratica. Aveva già preso parte al colpo di stato che negli anni Ottanta uccise Thomas Sankara imponendo Compaoré. Ma ora l’esercito vuole costringere alla resa la guardia presidenziale golpista. Il generale Gilbert Diendéré, alla guida del colpo di stato, vuole cacciare l’esercito dalla capitale. Ed è guerra civile.

 

Burkina_Faso_troops_ride_ FB

 

Si è  aperto in Africa un altro focolaio di crisi che richiamerà i consueti attori esterni pronti a offrirsi per missioni di peace-keeping o aiuti umanitari che poi si protrarranno nel tempo, in nuove forme di protettrato.

Probabilmente, fra i protagonisti, la Francia, in passato vicina a Compaoré.

In Africa, Parigi ha una base militare nella capitale del Burkina e può contare anche sulle altre dislocate nell’intero continente.

In Mauritania, in Senegal , in Costa d’Avorio ad Abijian, dove Parigi intervenne nell’aprile 2011 a sostegno della missione ONU, attaccata dalle truppe di un presidente che non voleva lasciare il posto a chi aveva vinto le elezioni.

Altra forma di golpe, altra presenza ‘ex coloniale’ che poi dura nel tempo.

 

Poi Niger, a Niamey, insieme agli USA.

In Mali, a Gao e Tessalit, altro Paese dove la Francia interviene nel gennaio 2013 per una missione di peace keeping prevista per 6 mesi e ancora in corso.

L’operazione, avallata da ONU e USA, ‘guarda con attenzione’ al sottosuolo del Mali, ricco di giacimenti d’oro, petrolio, gas e soprattutto di uranio che serve alla Francia per alimentare le sue 60 centrali nucleari.

A completare il mosaico ex coloniale, altre basi francesi in Congo, a Libreville; nel Chad a N’Djamen, con gli USA; a Gibuti nella capitale, sempre con gli USA.

 

Painted village, Burkina Faso

 

Ma torniamo al Burkina Faso

La situazione presenta diverse linee di frattura.

La forzata deposizione di Compaoré fu accompagnata da una campagna mediatica che indicava in lui il mandante dell’assassinio del leader Thomas Sankara, il rivoluzionario che fra il 1983 e la sua uccisione, 4 anni dopo, riformò il Paese sul piano socio-economico.

Secondo questa campagna Diederé sarebbe stato l’autore dell’arresto di Sankara e della successiva morte.

Dalla rivolta del 2014 si è lacerato il rapporto tra le forze armate e la società civile, che richiede lo smantellamento del Reggimento della guardia presidenziale, considerato il braccio armato del precedente presidente.

E’ in corso il dibattito sui crimini impuniti del regime passato in una società che in questo ultimo anno ha ripreso vigore e attraverso i media è in grado di mobilitarsi.

La decisione del colpo di Stato potrebbe essere stata assunta ad aprile, quando il parlamento transitorio approva un modulo elettorale che vieta la candidatura di esponenti risultati favorevoli al progetto di riforma preparato da Compaoré per restare al potere.

E proprio poche settimane prima il consiglio costituzionale esclude dalla competizione elettorale diversi candidati.

Un’altra guerra è servita.

Potrebbe piacerti anche